Il piano adale (cap. 3)

Immaginate che il vostro cuore sia gonfio di un unico desiderio. Immaginate che la soddisfazione di questo desiderio sia legata ad alcune persone. Immaginate, infine, di poter sapere in ogni momento cosa queste persone stanno facendo o pensando. Una condizione simile non porterebbe anche voi al delirio? L’anno in cui lo struzzo volse il suo sguardo su di me fu anche l’anno in cui mi iscrissi al social network più frequentato di questo tempo. Poco dopo scoprii che alcune delle persone dello struzzo, legate alla soddisfazione del mio unico desiderio, erano su quello stesso network. Cominciai a controllare cosa dicevano e cosa facevano, dapprima una volta ogni tanto poi sempre più spesso. Nel giro di pochi mesi persi il governo della mia volontà. Controllavo i profili delle persone dello struzzo venti o trenta volte al giorno.

Con il tempo anche questo non bastava più e cominciai a estendere il controllo ai miei simili, cioè a quei miserabili che come me erano stati raccolti nello sguardo dello struzzo e che da quell’istante, come me, avevano cominciato a precipitare verso il piano adale. Alcuni, in base a leggi occulte, venivano d’un tratto ghermiti dalla zampa dello struzzo e portati in alto verso la gloria (quanto effimera, quanto durevole, impossibile dirlo. Gloria, intanto). Altri,  come me, venivano lasciati cadere dallo struzzo, ancora raccolti nel suo sguardo, e tuttavia lasciati cadere fino a quando non raggiungevano gli abissi ultimi. Lì, avrebbero, come me ora, dovuto trovare una via di risalita.

Altro rito cui non sapevo sottrarmi era costituito dalle interviste agli scrittori, interviste che venivano trasmesse quotidianamente dal noto programma radiofonico dedicato ai libri e che io trasferivo sul mio cellulare per ascoltarle durante il tragitto verso l’ufficio e quello di ritorno a casa. Lo scrittore di turno cominciava a parlare, rispondendo alle domande del conduttore, e dopo poche parole io ero già perso nel mio sogno. Conoscevo lo studio dove si svolgevano le interviste, ci ero già stato due volte: il mio sogno si basava su elementi concreti. Era solo questione di tempo, pensavo, e sarei tornato davvero lì. Ancora una volta a parlare del mio libro, pensavo, ma stavolta, a differenza delle altre, con la fronte baciata dal grigio becco dello struzzo.

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