Il piano adale (cap. 5)

Venni a conoscenza del piano adale nell’anno che precedette il mio incontro con lo struzzo. Avevo coinvolto uno scrittore romano in un progetto letterario. All’inizio ci eravamo sentiti solo via mail. Poi ci vedemmo di persona e lui mi raccontò che suonava la chitarra in un gruppo jazz. Mi disse il nome del gruppo. Adale. Non conoscevo quella parola. Quando lo scrittore la pronunciò pensai a un nome di fantasia o a un termine esotico. Lui mi disse che l’aveva trovata sfogliando a caso una storica enciclopedia italiana. Gli chiesi allora il significato di quella parola. E lui me lo rivelò.

Adale indica ciò che è proprio degli abissi più profondi. Una fauna e una flora uniche, un ambiente sottomarino ed estremo. Come sempre le parole accendono in me immagini più reali del vero. Fu allora che ebbi la prima visione e contemplai il piano adale, la sua temibile oscurità, il buio ultimo. A quel tempo non potevo sapere che in quelle remote regioni ultrabissali sarei finito al termine di un volo discendente. Dimenticai la parola adale per almeno un anno, fino a quando lo struzzo non volse il suo sguardo pieno di grazia verso di me.

Quando lo struzzo si manifestò e io mi convinsi che era vero quello che stava accadendo, il piano adale mi apparve nuovamente. Vidi finalmente in che punto mi trovavo, e ciò sospeso nel vuoto. Sopra di me gli empirei della gloria che mi avrebbero accolto se lo struzzo avesse deciso, nella sua occulta volontà, di dire sì. Sotto di me il piano adale dove il mio corpo si sarebbe adagiato come un relitto se lo struzzo avesse deciso di dire no. Con mio grande stupore mi accorsi che sebbene i cieli rimanessero aperti per accogliermi qualora il responso fosse stato positivo, il mio corpo iniziò da subito, e impercettibilmente, a precipitare verso l’abisso. Inizialmente la cosa non mi impauriva più di tanto, perché lo struzzo era ancora ben visibile e benevolo ed ero certo più vicino al cielo che alle somme oscurità. È l’esistenza stessa del piano adale, mi dicevo, che dà senso alla gloria che mi attende. Senza il primo che senso avrebbe la seconda? Così mi dicevo per farmi forza nei primi tempi successivi alla manifestazione dello struzzo nella mia vita. Eppure cadevo, lentamente cadevo verso il basso. Io però continuavo a credere nello struzzo.

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