Il piano adale (cap. 7)

Quando l’ammasso delle Pleiadi sorge nel firmamento lo struzzo depone le sue uova e subito se ne dimentica. I bestiari medievali suggeriscono un’allegoria: come lo struzzo dimostra indifferenza nei confronti delle sue uova così l’uomo dovrebbe disinteressarsi del mondo. Come lo struzzo è attento ai movimenti del firmamento così l’uomo dovrebbe concentrarsi sui cieli. Su cose come questa ho meditato a lungo durante la mia permanenza sul piano adale.

Il piano adale non è una prigione definitiva. Questo l’ho sempre saputo e dunque non sono mai stato davvero disperato. Tuttavia, il freddo che ho sentito durante la mia permanenza, la condizione di oscurità assoluta, la pressione insostenibile delle acque scure sopra di me, tutto questo ha lasciato un segno. Tu, lettore che stai leggendo queste righe, sappi che se un giorno ti apparirà la visione dei cieli ulteriori e ti verrà concessa una possibilità di ascensione dovrai immediatamente accettare anche la possibilità dell’adale. Non esistono alternative. Prepara il tuo spirito a una fortezza nuova, dimentica le facili soluzioni cui hai fatto ricorso in passato. Queste non ti serviranno quando sarai giù negli abissi ultimi. Giunto finalmente sul piano adale sarai triste di una tristezza che non conosce consolazione.

Queste cose io posso scriverle perché è già cominciata la mia risalita. Da qualche giorno ho abbandonato il piano adale su cui ho giaciuto inerte per un tempo impossibile da calcolare. Voltandomi vedo l’abisso ultimo che si allontana, le acque si fanno via via più chiare, la luce conquista regioni sempre più vaste intorno a me. Certo, una volta riemerso troverò i cieli ulteriori chiusi. Chissà se e quando e quale altro dio sceglierà di volgere il suo sguardo verso di me. O se invece non resterò per sempre un relitto che galleggia sulla superficie delle acque, dimenticato dai cieli e tuttavia sopravvissuto all’adale.

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