Il piano adale (cap. 8)

Il giorno successivo a quello in cui lo struzzo disse no io e il mio amore andammo al cinema a vedere uno dei film tratti dal ciclo di storie fantastiche di uno scrittore irlandese. Dissi al mio amore che l’idea del cinema mi andava bene, ma che non avrei avuto la concentrazione necessaria per seguire la storia e lei scherzando mi rispose che tanto io non ho mai la concentrazione necessaria per seguire alcunché. Il film in effetti non lo seguii ma alcune immagini mi apparvero familiari, perché c’era una nave, il mare e io pensavo che sotto quel mare c’era il piano adale dove io mi trovavo ormai da quasi ventiquattro ore.

Prima del cinema eravamo andati a mangiare qualcosa in un ristorante giapponese. Cercavamo di parlare di altro. Mentre mandavo giù la zuppa di miso pensavo che stava cominciando una fase nuova della mia vita. Una fase nuova in cui… e a questo punto del pensiero mi ero fermato perché quella frase mentale, così formulata, si trovava proprio nel libro dal quale alla fine lo struzzo aveva deciso, secondo la sua volontà, di distogliere lo sguardo. I giochi di specchi non mi sono mai piaciuti. E comunque sul piano adale non c’è luce e gli specchi non riflettono nulla.

Prima del pranzo al ristorante giapponese c’era stata una mattinata di cui ora ricordo poco e un risveglio che, per la prima volta, dopo due anni, era stato un risveglio privo di emozione. Non più l’esame immediato della posta elettronica sul cellulare, non più il controllo di cosa dicessero o facessero le persone dello struzzo sul social network più frequentato dei nostri tempi. Non più il pensiero di un’altra giornata spesa ad aspettare il responso dello struzzo. Non c’era più nessun responso da aspettare.

Prima di quel risveglio senza emozioni c’era stata una notte senza sogni e prima di quella notte senza sogni c’era stata una cena insieme al mio amore in cui avevamo parlato dello struzzo che aveva detto no e di cosa sarebbe successo adesso. Prima di quella cena c’erano state telefonate e scambi di mail con amici a cui avevo subito detto che finalmente lo struzzo aveva risposto.

E prima di questo c’ero io sulla banchina della stazione che aspettavo il treno per tornare a casa dopo la giornata in ufficio. Aveva nevicato, cosa piuttosto rara a Roma, ma la neve si era già sciolta. Faceva freddo e avevo il mal di testa. Passeggiavo avanti e indietro sulla banchina sperando che il treno non tardasse. Pensavo che era venerdì sera, che non vedevo l’ora di andare a letto, forse mi stava venendo l’influenza. E mentre pensavo a queste cose quotidiane il mio telefono aveva squillato, io avevo detto “sì?” ed era lo struzzo che rispondeva.

Fine

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6 pensieri su “Il piano adale (cap. 8)

  1. j.

    Ma quando la smetterete di vagheggiare struzzi torinesi e cieli ulteriori e la smetterete di scrivere?
    Oppoverino, una vita rovinata dal no di einaudi stilelibero. Ma va a chiedere a Tolstoij o a Kafka.
    O a Moresco.
    Oppoverino.

    Rispondi
    1. Federico Platania Autore articolo

      Ciao J.,
      mentre scrivevo «Il piano adale» anche io mi sono chiesto se quel testo non fosse patetico. Poi alcuni lettori mi hanno manifestato il loro apprezzamento per quel breve racconto in otto parti e preferisco pensare che abbiano ragione loro. La mia vita (letteraria) oggi – e per adesso – non ho più motivo di considerarla rovinata, con un nuovo romanzo in uscita e un contratto editoriale già firmato per «L’ultima domenica» (che è il romanzo rifiutato dallo struzzo). Quanto allo smettere di scrivere, al momento non rientra tra i miei programmi.
      Stai bene.

      Rispondi
  2. kchntn

    Ciao Platania,
    non ci crederai mai, ma finché non ho letto il commento del simpatico J. non avevo assolutamente collegato lo struzzo del tuo racconto allo struzzo einaudi. Questo lo considero un ottimo risultato, per me, che se leggo struzzo non penso a einaudi, e per te, che il tuo racconto non mi ha fatto pensare a einaudi. Non l’ho trovato un testo patetico, anzi, mi ha fatto passare una piacevole mezzora. Poi volevo anche dirti che sto leggendo Watt per la seconda volta e mi sto divertendo molto di più della prima. Stammi bene e non smettere di scrivere mi raccomando. Mi sembra di aver letto che fra poco verrai a Bologna, non potrò venire a sentirti ma se vorrete venire a mangiare nel ristorante dove presto servizio sarete i benvenuti.

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