Sfidando impavidamente la monotonia nello stile e nella struttura

A cinque anni di distanza dalla sua uscita fa piacere vedere che c’è qualcuno che ancora cita la mia raccolta di racconti Buon lavoro. Mi riferisco in particolare a Gianni Turchetta che nel saggio Siamo tutti precari, contenuto nell’edizione 2011 di Tirature, scrive:

I racconti di Platania scelgono una ripetitività calcolatamente straniata, costellata di atti mancati, di gesti compulsivi e incompiuti, di oggetti tecnologici che a loro volta smettono sempre di funzionare. Sfidando impavidamente la monotonia, sia sul piano stilistico che sul piano strutturale, Platania mette in scena un universo lavorativo popolato da un terziario supposto avanzato, che si occupa di attività dai contorni sempre vaghi, delle quali sfugge il senso e financo il merito. In questi racconti, dedicati rispettivamente all’assunzione (i primi tre), al lavoro o sedicente tale (i sei centrali), al licenziamento (gli ultimi tre), un io narrante rasoterra, talvolta protagonista, talvolta testimone, sempre impacciato, depresso e demotivato mette in scena un’infelicità senza desideri, tanto coinvolgente quanto antiempatica, in una sorta di perenne Aspettando Godot, ma reiterato e degradato a misura di Fantozzi.

    

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