Staremo bene tutti

(Inedito, gennaio 2008)

Sento le loro voci già dall’ingresso, tutte le loro voci tranne una.

È tardo pomeriggio e sono appena tornato dalla palestra. Appoggio il borsone in corridoio. Ci penserò poi a svuotarlo nella lavatrice. La luce della cucina è accesa. È lì che stanno parlando. Mia nonna mi saluta e vedo loro tre seduti intorno al tavolo, vicino a lei. «La casa è così grande e ci sono bagni e stanze per tutti», dice mia nonna. Appoggia la tazzina di caffè sul piattino azzurro di fronte a lei. «Siete più voi di noi», dice poi mia nonna, ridendo.

Sono in quattro intorno al tavolo e ci sono solo tre tazzine di caffè. C’è mia nonna, c’è una ragazza con i capelli raccolti a coda di cavallo, un uomo massiccio dalla faccia buona e poi c’è lui. Non avevo visto male: il ragazzo seduto di fianco all’uomo è proprio senza testa.

Ha una canottiera blu, la pelle abbronzata ed è senza testa. In mezzo alle spalle, là dove dovrebbe esserci il collo, c’è una cicatrice a forma di croce. Una parte del mio cervello dice che un uomo non può vivere se non ha la testa. L’altra parte del cervello è costretta ad ammettere che lì, davanti a me, c’è un ragazzo senza testa vivo.

«Oh, ecco Daniele», fa mia nonna vedendomi apparire nello specchio della porta. «Come stai bello di nonna?». Sorrido, saluto. Mia nonna dice a bassa voce agli altri «Sta sempre in palestra, guardate quanto è bello». Gli altri sorridono e mi guardano, la ragazza mi guarda e sorride. Sorridono e mi guardano tutti meno che il ragazzo senza testa, che non mi può vedere e non può sorridere.

Mi chiedo: come si fa a vivere senza vedere, parlare e ascoltare? Come si fa a vivere senza mangiare? Ma il ragazzo senza testa vive. E si tiene anche lui in forma a giudicare dal suo fisico. «Anche ad Alessio piace molto andare in palestra», dice la ragazza accarezzando un braccio del ragazzo senza testa.

«Loro sono i nostri nuovi coinquilini», dice mia nonna. E ripete: «La casa è così grande, staremo bene tutti». L’uomo massiccio sorride e fa “sì” con la testa senza dire nulla. Il ragazzo senza testa, non avendo la testa, non può fare “sì”.

Come si vive tutta la vita nel buio e nel silenzio? Un solo senso, il tatto, è tutto quello che ha il ragazzo senza testa. La ragazza mi guarda e dice: «Magari tu e Alessio potete andare in palestra insieme qualche volta». Io dico «volentieri» e sento un brivido. Faccio per andarmene, recuperare la borsa in corridoio, svuotarla in lavatrice, chiudermi in camera mia. «Ciao», dico a tutti. Tutti mi salutano. La ragazza sfiora in un certo modo il braccio del ragazzo senza testa e il ragazzo senza testa alza un braccio e mi saluta. Me ne vado senza dire nulla. Mi chiudo in stanza.

L’anno scorso c’erano i due senegalesi, poi c’è stata Roberta, sei mesi fa lo studente di Taranto e la tipa che faceva la consulente per la Vodafone. Adesso ci sono l’uomo massiccio, la ragazza con la coda di cavallo e il ragazzo senza testa. Adesso c’è il ragazzo senza testa. Sarà lui che incrocerò in corridoio la mattina quando mi alzo per prepararmi il caffè, sarà lui che vedrò uscire dal bagno con un asciugamano sulla spalla. Adesso c’è il ragazzo senza testa, sarà lui quello con cui dovrò convivere nei prossimi mesi.

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