Il lascito

(Inedito, luglio 2009)

Sei mesi nella base antartica a prendere misurazioni meteorologiche. Sei mesi nella città dove ha sede il centro di ricerca. Così ogni anno. Irrilevante il breve periodo di ferie.
Sei mesi nella base antartica. La differenza tra giorno e notte non è percepibile. Anche la differenza tra ora e ora non è percepibile. Nelle ore di attività lavora agli strumenti. Quando si stanca di lavorare gioca in rete a uno strategico di ambientazione fantasy. C’è un coreano in gamba. Un certo Bashi. Quando si stanca di giocare torna agli strumenti. Così le ore di attività.
Nelle ore di inattività si chiude nella stanza adibita al riposo. Sembra la cabina di una nave. Nelle ore di inattività pensa che se il silenzio fosse perfetto riuscirebbe a sopportarlo. Ma il silenzio non è perfetto. Gli strumenti nella sala accanto continuano a ronzare. Gli strumento non hanno ore di attività e ore di inattività. C’è sempre un ronzio di fondo. Ogni tanto brevi rumori secchi come di ossa spezzate. Sono gli aghi degli strumenti che ritornano negli alloggi dopo le tracciature.

Nelle ore di inattività dovrebbe dormire. Non riesce a dormire. Non quanto vorrebbe. Mentre è sdraiato sul letto nel silenzio interrotto dai rumori secchi pensa a molte cose. Pensa che potrebbe telefonare al maestro. Qualche volta lo chiama al telefono. Molto raramente lo chiama al telefono. Anche due o tre settimane senza sentire quella voce. La vecchia voce.
Sei mesi nella città dove ha sede il centro di ricerca. La differenza tra giorno e notte è fortemente percepibile. Anche la differenza tra ora e ora. Il laboratorio. Gli uffici. I ristoranti. Il cinema. Nelle ore di attività lavora con i colleghi. Nel tempo libero va spesso a fare sport. Pallacanestro. Ma soprattutto tennis. C’è un coreano in gamba. Un certo Bashi. Una volta gli ha chiesto se per caso lui è lo stesso Bashi che gioca in rete allo strategico di ambientazione fantasy. Il coreano sembrava risentito. Ha risposto di no.
Di notte fa l’amore che donne sempre diverse. Tutte bellissime. Oppure va alla casa del maestro. Parlano insieme a lungo. Parla soprattutto lui. Il maestro negli ultimi anni si è fatto più silenzioso. Da quando ha cominciato ad allevare api si è fatto più silenzioso.
Si trova alla mensa del centro di ricerca quando riceve sul cellulare la notizia della morte del maestro. Senza dire nulla ai commensali si alza e raggiunge la casa del maestro. Lì ci sono già tutti. L’impiegato di banca. La prostituta. Un paio di bambini. L’uomo del mobilificio. La maestra dell’asilo. E poi lui. L’uomo degli strumenti. L’uomo delle misurazioni nella base antartica. Si chiede cosa potrebbe pensare chi li vedesse ora tutti insieme. Un gruppo così eterogeneo.
Il maestro sembra di cera. Sdraiato sul letto sembra di cera. È completamente nudo. Come sempre del resto. Il colore della pelle gli ricorda alcune sfumature del ghiaccio quelle rare volte che lo osserva da vicino quando esce dalla base. Un uomo si chiede chi si occuperà delle api adesso. Una donna che nessuno di loro ha mai visto prima tira fuori un mazzo di buste da uno zaino di stoffa.
La donna dice che il maestro ha preparato una busta per ciascuno di loro. Lui prende la sua busta. Aspetta ad aprirla. Guarda gli altri. Nessuno sembra avere voglia di aprire la busta in pubblico. Solo i due bambini la aprono senza problemi. Dentro c’è un mazzo di banconote. Biglietti da cento euro. Saranno almeno una cinquantina. I bambini urlano di gioia e corrono via dalla casa del maestro.
Allora tutti si allontanano un po’ l’uno dall’altro e ognuno apre la sua busta. Dentro la sua trova alcuni fogli di carta. Li scorre velocemente. Sono domande. È una lista di domande. Ne legge due o tre a caso. Quando è stata l’ultima volta che hai pianto? Sei sicuro che Bashi sia davvero coreano? Che parole useresti per descrivere il colore rosso a un cieco dalla nascita? Domande di questo tipo.
È in quel momento che capisce di essere spacciato. Immagina i prossimi sei mesi nella base antartica. Sdraiato sul letto dell’alloggio adibito al riposo. Di là gli strumenti faranno rumori di ossa spezzate. Il ronzio non smetterà mai. Lui con la lista di domande in mano. Incapace di rispondere. Fuori il ghiaccio avrà il colore della pelle dei morti.

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