Il problema sono le voci

(Inedito, settembre 2009)

Un frenetico movimento delle palpebre e la generazione di immagini caotiche caratterizzano la prima fase. Lui chiama la prima fase «fase dell’aspirazione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la prima fase «fase dell’aspirazione». La temperatura del liquido in cui è immerso raggiunge i 40°. Le sue pupille si dilatano. Temperatura e dilatazione non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che l’aumento della temperatura e la dilatazione delle pupille non costituiscono un problema.
Un rallentato movimento delle palpebre e la generazione di immagini statiche caratterizzano la seconda fase. Lui chiama la seconda fase «fase della compressione». Dopo lungo tempo lui ha deciso di chiamare la seconda fase «fase della compressione». La temperatura del liquido in cui è immerso supera i 50°. Le pupille si dilatano al punto da coincidere con le iridi. Il superamento dei 50° e la coincidenza delle pupille con le iridi non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che superamento e coincidenza non costituiscono un problema.
Il problema sono le voci. Al termine della seconda fase, la cosiddetta «fase della compressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e hanno fallito. Le loro voci per lui sono un problema. Le disgraziate voci.
L’ascolto delle voci, l’ascolto delle disgraziate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.
Una totale immobilità delle palpebre e la visualizzazione perfetta del bianco caratterizzano la terza fase. Lui chiama la terza fase «fase della detonazione». Dopo lungo tempo lui chiama la terza fase «fase della detonazione». La temperatura del liquido in cui è immerso è ora di 100° precisi. Il liquido va in ebollizione. Da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui deduce che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla è perfettamente circolare e immobile. Tutto è bianco intorno a lui. Il suo cuore trabocca di gioia. La perfezione del bianco e il cuore traboccante non costituiscono un problema. E perché mai dovrebbero?
Un rallentato movimento della palpebre e la visualizzazione perfetta del nero caratterizzano la quarta e ultima fase. Lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». Dopo lungo tempo lui chiama la quarta e ultima fase «fase della decompressione». La temperatura del liquido in cui è immerso scende di colpo a 0°.  Il liquido congela. Da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. Dopo lungo tempo da questo lui trae conferma che il liquido in cui è immerso è acqua. La pupilla si riduce a un punto sperduto nell’iride. Tutto è nero adesso. Il cuore si ferma. La cecità e l’arresto cardiaco non costituiscono un problema. Dopo lungo tempo lui ha deciso che cecità e arresto cardiaco non costituiscono un problema.
Il problema sono le voci. Al termine della quarta e ultima fase, la cosiddetta «fase della decompressione», lui sente le voci. Le voci di quanti lo hanno preceduto nell’esperimento e sono riusciti. Le loro voci per lui sono un problema. Le fortunate voci.
L’ascolto delle voci, l’ascolto delle fortunate voci, non è sufficiente a farlo desistere dal proseguire l’esperimento.
Al termine della quarte fase il ciclo riprende dalla prima fase.
Il ciclo di quattro fasi dura quarantacinque secondi. Esiste un segnale convenzionale che gli permetterebbe di uscire dal ciclo. Dichiararsi sconfitto. Lui non ricorrerà al segnale convenzionale. Da lungo tempo lui ha deciso che non ricorrerà al segnale convenzionale.
In questo preciso istante lui si trova nel pieno della terza fase. Lui è felice, adesso. Il suo cuore trabocca di gioia.

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