Le pulci a Murakami

Kurutta Kajitsu

Più di una persona ha paragonato il mio stile, soprattutto quello del mio ultimo romanzo, a quello di Murakami Haruki. Incuriosito, ho allora letto qualcosa di questo scrittore e ho scoperto che lo stile di Murakami non mi piace. Al di là dello straniamento conseguente al ricevere un complimento che per noi è inefficace, in questo post mi diverto a fare un po’ le pulci a Murakami, in particolare al suo ultimo, celebrato romanzo fiume 1Q84.

Premessa: Murakami Haruki è un autore di best seller, un affermato scrittore vincitore di molti premi letterari. Di fronte a molte sue pagine sono rimasto ammirato per la capacità di muovere un vasto immaginario con grande leggerezza, senza fare rumore. Tuttavia: credo che uno degli aspetti più divertenti della lettura sia quello di smontare il giocattolo e vedere come funziona. Si tratta di un modo di leggere utile soprattutto a chi scrive, ma presumo sia appagante anche per i lettori puri.

Durante tutto 1Q84 si capisce che Murakami è preoccupatissimo all’idea che il lettore possa perdersi i pezzi della storia. È una preoccupazione ragionevole, perché la trama è complessa, ha molti elementi fantastici, e sembra svolgersi su piani temporali alternativi (avete presente Back to the future?). La questione della “sicurezza del lettore”, cioè del non lasciare da solo chi legge  rischiando che questi frulli il libro dalla finestra perché si è perso in mezzo alla costruzione narrativa, è uno dei grandi problemi che deve affrontare chi scrive e ogni scrittore tenta di risolverlo a modo suo. A me sembra che in questo romanzo Murakami esageri, ripetendo alcuni dettagli in continuazione, tornando troppe volte sugli stessi punti e soprattutto fornendoci elementi della trama in modo brutale, quasi senza preoccuparsi della forma. Un esempio (è la protagonista del romanzo, Aomame, a pronunciare la prima battuta):

- Conosci una setta religiosa che si chiama Sakigake? Ha sede nelle montagne della prefettura di Yamanashi.
- Sakigake? – disse Ayumi. Poi frugò nella memoria per una decina di secondi. – Hmm, credo di conoscerla. Mi pare che fosse quella comunità religiosa a cui apparteneva il gruppo estremista Akebono, quello che provocò il conflitto a fuoco con la polizia a Yamanashi. Tre poliziotti coinvolti nella sparatoria rimasero uccisi, purtroppo. Ma il Sakigake non ebbe parte nell’incidente. Il gruppo fu messo sotto inchiesta ma uscì pulito dalle indagini.

Non sentite anche voi qualcosa di stonato in questo passaggio? Non vi irritate quando in un romanzo trovate il paragrafetto enciclopedico (qui con l’aggravante dell’inserimento nel discorso diretto)? Un personaggio fa una domanda e l’altro personaggio risponde con una voce di wikipedia. Per la cronaca: Ayumi è una poliziotta, dunque è plausibile che sia a conoscenza di quell’episodio, ma si tratta di un fatto che nella storia è accaduto tre anni prima. E la domanda rivolta da Aomame non aveva a che fare con quell’episodio in particolare, ma con la setta in generale. Ayumi però ci fa il temino sullo scontro a fuoco, perché è questa l’informazione che il lettore deve tenere bene a mente (ripetuta, qui, per l’ennesima volta).

E poi c’è il funesto “spiegone”. Lo “spiegone” è quando la materia narrativa raggiunge un livello tale di ingarbugliamento che lo scrittore, per evitare che i lettori lo citino per danni, è costretto a mettere i puntini sulle i. Tanti puntini. E così (non riporto i passaggi precisi per non rovinare la sorpresa a chi deve ancora leggere questo libro) in uno dei capitoli finali c’è un dialogo tra Aomame e uno dei personaggi-chiave del romanzo che va avanti proprio a botta e risposta. “Ma come è potuto succedere questo?”, “Questo è successo perché…”; “Dunque Tizio sapeva che…?”; “Sì, Tizio lo sapeva perché Caio aveva fatto questo”; “E come mai Caio ha potuto fare questo?” “Perché è successo quest’altro” e così via. Ecco, lo “spiegone” no, grazie.

Per onestà va detto che 1Q84 è un romanzo composto da tre parti. Finora, in Italia, sono uscite solo le prime due, riunite in un unico volume. Quando leggerò la terza e ultima parte (perché è chiaro che la leggerò) avrò una visione definitiva dell’opera e magari alcune cose che oggi mi sembrano oscure si chiariranno. Ed è anche possibile che i dubbi stilistici che ho qui sollevato trovino una forma di giustificazione.

E poi ricordate che il Teorema di Siegel è sempre in agguato.

(Nell’immagine: un fotogramma del film “Kurutta kajitsu” di Ko Nakahira, Giappone, 1956, che non c’entra niente con questo post ma mi piace molto)

About these ads

5 pensieri su “Le pulci a Murakami

  1. Flo

    A questo punto ci devi dire qual è la caratteristica di Murakami che ti viene attribuita. E se non te lo hanno detto, prova a indovinare!
    Certo che questa cosa dello “spiegone” è incomprensibile per un autore vicino al Nobel.

    Rispondi
    1. Federico Platania Autore articolo

      Credo, Flo, che la caratteristica in comune tra i miei romanzi e quelli di Murakami che ho letto sia la deriva fantastica e visionaria che prendono a un certo punto le trame (Parlo ad esempio dei “fantasmi” che appaiono a Gabriele a un certo punto del mio “Bambini esclusi”). Forse ci sono anche, in comune, alcune atmosfere smagate.

      Rispondi
  2. Prisca Amaro

    Non ho mai letto nulla di tuo, ma sto leggendo “1Q84″ e posso confermare che l’autore ripete spesso alcune informazioni, ma io non l’ho trovato pesante o comunque negativo.
    Questo perché, prima di una qualsiasi ripetizione, avvengono moltissimi altri fatti, si intrecciano tantissimi accadimenti e racconti passati, e la cosa risulta quindi diluita.
    Inoltre, il suo modo di scrivere è per me molto delicato e questo riprendere informazioni già dette è in realtà molto umano: quante volte mi è capitato di leggere qualcosa di sfuggita e, nel rileggerla, ricordarmene a malapena o comunque in maniera confusa. Avendo quindi la necessità di tornare a controllare.
    Allo stesso modo mi è capitato di ricordarmi dettagli specifici di un argomento ben più vasto in base al mio interesse o campo di studi, lavorativo in questo caso: non è poi così strano che una poliziotta si ricordi di un evento in base alla propria vita.

    Per lo spiegone finale ancora non saprei dirti, sono ancora al terzo capitolo del secondo libro, ma ripeto: cose che altri autori avrebbero reso pesanti e fuori luogo, non credo siano rese in questo modo da Murakami. Ha uno stile che, per i miei gusti, può permettergli di osare sui difetti stilistici.
    In ogni caso, non è detto che alla fine di tutto non cambi idea.

    Prisca

    Rispondi
    1. Federico Platania Autore articolo

      Ciao Prisca, la tua opinione è legittima. Del resto, il fatto che il ripetuto ricorso all’infodump (così si chiama in gergo quello di cui abusa Murakami nel suo romanzo) infastidisca alcuni e non dispiaccia ad altri conferma quanto sostenevo tempo fa con il mio teorema di Siegel

      Rispondi
  3. rallo

    Finalmente qualcuno che la pensa come me su Murakami.
    Ho letto altri romanzi (Kafka sulla spaggia, Il paese delle Meraviglie) e in tutti fa, a scadenza, il riassuntino. E’ una cosa che non sopporto soprattutto in un libro di 300/400 pagine. E’ come un film che a metà si ferma per fare un riassunto di quello che è seccesso nel primo tempo.
    Poi 1q84 è lungo, questo è vero, ma non ha una trama così complicata e non ci sono così tanti personaggi da dover ricordare chi sono e cosa hanno fatto ogni volta che ritornano in scena.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...