Archivio delle Categorie: Buon vicinato

Alice Postmoderna

Marco Minghetti, con il quale avevo collaborato in occasione del volume Le Aziende In-Visibili, sta ora lavorando a un nuovo progetto: Alice Postmoderna, una lettura annotata e interattiva del celebre romanzo di Lewis Carroll. La giovane protagonista, secondo Minghetti, è l’emblema della trasformazione che ognuno di noi deve affrontare per superare le sfide che pone la crisi del modello culturale occidentale. Quanto all’utilizzo del web 2.0, Minghetti nota che l’interattività era già stata sfruttata all’epoca dallo stesso Carroll, il quale fra il 1880 e il 1885 pubblicò periodicamente una serie di problemi matematici invitando le sue lettrici e i suoi lettori a scrivergli illustrando le possibili risposte. Tutti questi contributi furono poi pubblicati in volume. E un volume collettivo è in cantiere anche per raccogliere gli sviluppi di Alice Postmoderna.

Lo stato di avanzamento di questo progetto può essere seguito on line sul sito del Sole 24 Ore oppure su una pagina Facebook dedicata.


Una lezione memorabile

Su Minima et moralia stanno riproponendo, in questi giorni, a puntate, un recente saggio di Claudio Giunta che smonta le celebri Lezioni americane di Italo Calvino. Smonta nel senso che le esamina pezzo a pezzo, molto scrupolosamente, e nel senso che cerca di ridimensionare il mito sorto intorno a quegli scritti. Non sono in grado di valutare, punto per punto, tutte le obiezioni di Giunta, ma a intuito mi sembrano plausibili. Su una sola cosa mi trovo in disaccordo.

Parlando di quel che dice Calvino a proposito della novella del Decameron che ha per protagonista Guido Cavalcanti, Giunta nota che la battuta di quest’ultimo

non ci diverte né ci colpisce per la sua acutezza per la semplice ragione che il comico e l’arguzia invecchiano rapidamente, e oggi ci sembrano insipidi motti di spirito che un tempo (anche non sette secoli fa, basta un decennio) facevano sorridere o addirittura ridere.

Beh, la mia è sola una chiosa autobiografica e va presa in questo senso: di Italo Calvino ho letto tutto in modo disordinato e bulimico quando avevo circa vent’anni. Come accade spesso in questi casi, molto di quel che si legge va perduto e i riferimenti si confondono. Ma la battuta di Cavalcanti è l’unica cosa che mi sia davvero rimasta impressa delle Lezioni americane. 

(Nell’illustrazione: «Guido Cavalcanti e la brigata godereccia», miniatura del XV secolo)


Playing Willie

Rhys Tranter, su A piece of monologue, ha scovato un ghiotto frammento di un documentario su Samuel Beckett. Tra le chicche imperdibili per noi beckettiani non posso non segnalare alcune rarissime (forse addirittura inedite, ma non ne sono certo) foto scattate dal tecnico delle luci Jack Raby durante le prove di Giorni Felici (Royal Court Theatre, giugno 1979) in cui si vede Beckett che recita la parte di Willie per mettere a punto i movimenti di scena.

Samuel Beckett durante le prove di Giorni Felici al Royal Court Theater (giugno 1979) "recita" la parte di Willie (foto di Jack Raby)

Fai click qui per leggere tutto l’articolo sul blog ”A piece of monologue”

 


Non leggete questo post

"Piscine. Notizie per l'élite" (Marzo 2011)Le strategie di comunicazione più sono smaccate e più funzionano. L’espediente di invitare qualcuno a leggere qualcosa intimandogli di non farlo funziona più spesso di quanto si creda. Prova ne è che voi ora state leggendo queste righe. Un altro modo di suscitare desiderio nel prossimo è quello riassunto nello slogan “per molti ma non per tutti” che credo sia stato coniato per qualche vino frizzante e poi è stato copiato da molti. Una strategia promozionale molto simile a questa è quella applicata da Francesco Pacifico e Cristiano De Majo per Piscine. Notizie per l’élite, primo caso – credo – di testata in cui i lettori, o meglio gli aspiranti tali, devono superare l’insindacabile approvazione del comitato di redazione prima di poterla ricevere e leggere.

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L’impressione sempre mendace di avere sprecato tempo

Non conosco nulla delle opere di Giacomo Sartori, ma qualche giorno fa ho letto qui questa sua frase ed è scattata di colpo un’affinità elettiva:

Non sta scritto da nessuna parte che un autore debba per forza sapere perché scrive i libri che scrive. Quando ci alziamo la mattina mica sappiamo cosa ci riserverà la giornata, e i piani che facciamo si rivelano il più delle volte fallaci, sordi alle nostre istanze più intime. Per uno scrittore un romanzo non è in fondo che una giornata che dura qualche anno, una giornata che può essere brutta o bella, che può insegnare tanto o dare invece l’impressione – peraltro sempre mendace – di avere sprecato il tempo. Quindi mi arrendo, e dichiaro formalmente che non so perché ho scritto questo romanzo che riconosco pur sempre come sangue del mio sangue.


La schizofrenia al lavoro

Christian Raimo oggi su Minima et moralia:

Senza rendercene conto, le patologie della psiche contemporanea sono diventate utili in termini lavorativi. Quanto, per dire, è più efficiente un’ossessivo-compulsiva come organizzatrice di eventi, che telefona per confermare dieci volte che tutte le persone invitate abbiano risposto, che le stanze degli alberghi siano prenotate, che i treni non abbiano ritardi, etc…? Quanto un narcisista all’ultimo stadio può costituire un valore aggiunto come top-manager rispetto a una persona con capacità autocritiche? Quanto una persona in preda ad ansie da prestazione sarà cento volte più disponibile per degli straordinari non pagati? Sarebbe non troppo surreale se un giorno sul curriculum cominciasse a esserci una voce Patologie a sostituire quella Caratteristiche personali o Competenze.

(Leggete tutto il pezzo)

 


Cosa leggere sul web di domenica pomeriggio

Tre consigli: qui un bel pezzo di Marco Mancassola su narrazione e politica; qui una bella riflessione di Francesco Pacifico sul nuovo romanzo di Jonathan Franzen e infine qui una bella (sì, di nuovo questo aggettivo. Del resto cerco consigliare belle cose, mica brutte) poesia di Franco Arminio.


Se il lettore diventa editor

Il mio amico Fabrizio Venerandi ha realizzato un suo vecchio sogno: insieme a sua moglie, Maria Cecilia Averame, ha dato vita a Quintadicopertina, una casa editrice specializzata in e-book. Gli e-book sono la next big thing, tutti gli editori li guardano con timore e desiderio cercando di prevedere se saranno una rovina o una fortuna prima ancora di aver capito esattamente come funzionano. È dunque una tranquillità sapere che c’è gente in gamba che ci sta lavorando seriamente. Ma rispetto a un editore tradizionale, Quintadicopertina compie un doppio salto. Non si limita infatti a pubblicare  e-book ma e-book interattivi o, se preferite, polistorie.

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