Archivi delle etichette: Aspettando Godot

About a Boy

Lois Overbeck (sì, proprio lei, una delle curatrici del poderoso epistolario beckettiano) ha lanciato un annuncio via internet:

Vogliamo raccogliere le testimonianze degli attori che hanno intrepretato la parte del Ragazzo in Aspettando Godot per postarle in un blog dedicato. L’idea è quella di condividere questa esperienza raccontando le sensazioni provate durante la recitazione e, a freddo, ad anni di distanza.

Ecco due domande che vi aiuteranno a scrivere il vostro contributo:
1. Cosa ti ha dato questo ruolo mentre lo recitavi? Attraverso la parte del Ragazzo che conoscenza sei riuscito a raggiungere del testo, del personaggio, dell’azione?
2. La tua vita da adulto è stata in qualche modo influenzata dall’aver recitato quella parte quando eri un ragazzo? Ti senti ancora coinvolto dall’opera di Beckett?

Invitiamo chi parteciperà a inviarci riflessioni ponderate. Per motivi di spazio potremmo essere costretti a tagliare alcune parti, ma condivideremo con voi le modifiche al testo.

Il vostro scritto deve essere accompagnato da una breve nota biografica e una vostra foto recente. Ovviamente sono bene accette foto della messinscena in cui avete ricoperto il ruolo del Ragazzo (JPEG o PDF). Il blog che stiamo realizzando è rivolto a un pubblico internazionale. Tutti sono invitati a commentare (i commenti saranno moderati).

Grazie per la vostra partecipazione. Attendiamo i vostri contributi e il dibattito che ne seguirà.

Lois Overbeck
General Editor

I contributi a questo progetto vanno inviati a beckettletters@emory.edu

P.S.: per l’immagine di questo post ho scelto – tra le innumerevoli locandine di “Aspettando Godot” – un raro caso in cui il soggetto principale non è, come accade quasi sempre, la coppia Estragone-Vladimiro sotto l’albero, bensì proprio il Ragazzo che compare alla fine di entrambi gli atti. Si tratta di una produzione australiana del 2011. Il Ragazzo era interpretato da Vivian Schmieder.


Aspettando Godot: la prima recensione

(più precisamente la prima recensione dopo la prima londinese, il 3 agosto 1955, all’Arts Theater per la regia di Peter Hall. La prima in assoluto di Aspettando Godot, infatti, si tenne al Théâtre de Babylone di Parigi il 5 gennaio del 1953 per la regia di Roger Blin. La riproduzione del ritaglio di giornale viene dagli archivi on line del Guardian)


Beckett e il tempo: quattro riflessioni

Hamm e ClovMercoledì scorso ho avuto l’onore di tenere una lezione su Samuel Beckett all’Accademia di Brera. Mi sono soffermato soprattutto sulla cosiddetta arcimedialità beckettiana e più precisamente sul rapporto esclusivo che l’autore ha avuto con i singoli mezzi di espressione con cui si è cimentato (in particolare: teatro, radio, televisione, cinema). Ovviamente ho spaziato molto e al termine della lezione (quasi tre ore, poverini…) ho detto agli studenti che se volevano ulteriori chiarimenti potevano tranquillamente contattarmi via mail. Così è stato. Qualche giorno fa mi è stato chiesto di approfondire l’analisi della funzione del tempo in quattro opere beckettiane: Aspettando Godot, Giorni Felici, L’ultimo nastro di Krapp e Respiro. Ci ho ragionato un po’ su e ho scritto alcune considerazioni. Dal momento che le note che ho redatto potrebbero interessare anche altri, oltre a rispondere direttamente via mail a chi mi aveva interpellato ho deciso di pubblicare il testo anche qui sul blog.

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Il rischio di un Beckett senza metronomo

È un peccato quando, partendo da premesse tanto virtuose, si arriva a risultati deludenti. Purtroppo il Godot firmato da Marco Sciaccaluga attualmente in scena al Teatro Argentina di Roma (ci resterà fino al 30 gennaio), non è riuscito a convincermi.

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