Massimo Castri non si era mai cimentato con un’opera di Beckett. Lo fa ora con Finale di partita, che ha debuttato al Teatro delle Passioni di Modena. In attesa che lo spettacolo arrivi a Roma, dove potrò vederlo anch’io, ecco la recensione firmata da Fabio Francione apparsa sull’edizione del 31 marzo 2010 del quotidiano «Il Cittadino»:
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Rockabeckett III: si replica
Torna Rockabeckett III (di cui avevo parlato qui, la prima volta), lo spettacolo firmato da Fabio Francione, al quale ho collaborato come consulente letterario, con Luciano Pagetti in scena, le voci di Giulia Lazzarini e Gabriele Frasca e la partecipazione in video di Andrea Camilleri.
Due “pezzi” (Eh Joe, Un pezzo di monologo), un prologo (estratto da Finale di partita) e un anti-prologo (Qual è la parola) che tornano in scena il 19 dicembre al Teatro delle Vigne a Lodi e il 20 dicembre al Teatro Dehon di Bologna.
Tutte le informazioni sul sito del Lodi Film Festival.
Dopo Rockabeckett III
Chiaramente sono di parte, perché ho partecipato alla realizzazione dello spettacolo in qualità di “consulente letterario” (anche se io preferisco pensare di essere stato un “consulente beckettiano”), ma credetemi quando vi dico che Rockabeckett III è quanto di meglio possa augurarsi di vedere oggi in teatro in Italia chi conosce e ama l’opera dell’Irlandese.
Rockabeckett III: Rapide e lente amnesie
Lodi Città Film Festival presenta Rockabeckett – Rapide e lente amnesie III: due “pezzi”, un prologo e un anti-prologo di Samuel Beckett. Con Luciano Pagetti, le voci di Giulia Lazzarini e Gabriele Frasca e la partecipazione in video di Andrea Camilleri. Regia, scene e luci: Fabio Francione. Consulente letterario: Federico Platania (www.samuelbeckett.it). Meccanico del suono e registrazioni: Enrico Balconi. Tecnico luci: Peter Bassi. Riprese video: Gabriele e Piero Spila
Beckett e Bergman
Riferendosi a Ingmar Bergman, il grande regista svedese scomparso ieri, Fabio Francione scrive (il grassetto è mio):
è stato uno di quegli uomini che hanno saputo maneggiare il Novecento e dar corpo – attraverso le immagini, ma anche sulle assi di un palcoscenico (la sua traduzione, sola e unica fatta, dell’ibseniano “Spettri” dovrebbe circolare come manuale di messa in scena) e finanche con le parole – a uomini e donne, della sua terra e di epoche e tempi diversi, ciò possibile solo con la “finzione” spinta al massimo grado tecnologico (…) Tutto un capitolo dovrebbe essere dedicato alla tv e non solo per “Scene da un matrimonio” o l’altrettanto e fin troppo ferocemente autobiografico “Fanny e Alexander”: forse anche troppo corpo, carne e sangue, come Pasolini aveva individuato calcandone in negativo le virtù pur definendolo “grande regista” e amandolo “senza fatica”. Anche Beckett l’aveva compreso tanto che quando Bergman gli chiese di mettere in scena Tutti quelli che cadono e Ceneri, due radiodrammi, la sua risposta fu un perentorio no. In tale prospettiva si capisce la stima e la rivalità che lo accomunava e contrapponeva, peraltro contraccambiate, anche negli Oscar vinti, al “fratello di mestiere” Federico Fellini
L’articolo completo potete leggerlo su Il Cittadino di oggi. Oppure qui.
Rapide e lente amnesie
Beckett assurdo? Beckett criptico e incomprensibile? Forse solo perché molte sue opere per il teatro, la radio, la televisione e il cinema sono sconosciute ai più. Da questa considerazione nasce ROCKABECKETT: Rapide e lente amnesie (Milano, Cinema Gnomo, dal 14 al 23 novembre 2006), probabilmente la più esaustiva retrospettiva beckettiana mai proposta in Italia: un cartellone di proiezioni – quasi settanta lavori in video riportati su supporto digitale per l’occasione – che di Beckett non aduna solo i film cinematografici e teatrali e ancora radiofonici, ma – articolata in sottocapitoli – fotografa tutti i campi dell’attività artistica toccati dalla genialità dello scrittore. Continua a leggere










