Come già detto, io sarò anche fissato, ma ditemi voi se non notate qualche affinità tra Mary Poppins e Winnie di Giorni felici.
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Playing Willie
Rhys Tranter, su A piece of monologue, ha scovato un ghiotto frammento di un documentario su Samuel Beckett. Tra le chicche imperdibili per noi beckettiani non posso non segnalare alcune rarissime (forse addirittura inedite, ma non ne sono certo) foto scattate dal tecnico delle luci Jack Raby durante le prove di Giorni Felici (Royal Court Theatre, giugno 1979) in cui si vede Beckett che recita la parte di Willie per mettere a punto i movimenti di scena.
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Beckett e il tempo: quattro riflessioni
Mercoledì scorso ho avuto l’onore di tenere una lezione su Samuel Beckett all’Accademia di Brera. Mi sono soffermato soprattutto sulla cosiddetta arcimedialità beckettiana e più precisamente sul rapporto esclusivo che l’autore ha avuto con i singoli mezzi di espressione con cui si è cimentato (in particolare: teatro, radio, televisione, cinema). Ovviamente ho spaziato molto e al termine della lezione (quasi tre ore, poverini…) ho detto agli studenti che se volevano ulteriori chiarimenti potevano tranquillamente contattarmi via mail. Così è stato. Qualche giorno fa mi è stato chiesto di approfondire l’analisi della funzione del tempo in quattro opere beckettiane: Aspettando Godot, Giorni Felici, L’ultimo nastro di Krapp e Respiro. Ci ho ragionato un po’ su e ho scritto alcune considerazioni. Dal momento che le note che ho redatto potrebbero interessare anche altri, oltre a rispondere direttamente via mail a chi mi aveva interpellato ho deciso di pubblicare il testo anche qui sul blog.












