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Krypton: il Trittico Beckettiano a Roma

Il 14 e il 15 dicembre al Teatro Biblioteca Quarticciolo e il 16 e il 17 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca di Roma arriva la Compagnia Krypton per portare nuovamente in scena il Trittico Beckettiano (Premio alla regia dell’Associazione Nazionale Critici del Teatro, 2006) firmato da Giancarlo Cauteruccio: Non io, L’ultimo nastro di Krapp e Atto senza parole I.

La scheda dello spettacolo sul sito della Compagnia Krypton


Il Krapp di Mauri, trionfo del classico

Glauco Mari, «L'ultimo nastro di Krapp» (1961)Eccede in prudenza Glauco Mauri quando al termine della sua interpretazione del Krapp – invitato sul palco da Gabriele Lavia, direttore artistico del Teatro Argentina di Roma, a scambiare quattro chiacchiere con il pubblico – dichiara: «so che alcuni mi accusano di fare un Beckett troppo umano, ma per me Beckett è così». E infatti Beckett è così, senza bisogno di giustificarsi.

Anzi, quello che abbiamo visto ieri sera – in occasione della seconda delle tre “Serate d’onore” a ingresso libero del Teatro Argentina in cui altrettanti attori propongono i loro cavalli di battaglia – si può dire sia L’ultimo nastro di Krapp “original flavour”, senza additivi né coloranti. È il Krapp che qualunque lettore si immagina la prima volta che legge il testo, un Krapp malinconicamente fiabesco nella sua vecchiaia e grottescamente marziale nella sua giovinezza. E Mauri, che per primo portò in Italia la pièce beckettiana nel 1961 (vedi foto in alto a sinistra), riutilizza oggi in scena, a cinquant’anni di distanza, proprio quelle registrazioni, realizzando così un soggiogante cortocircuito temporale tra realtà e messinscena.

Ieri, assistendo per l’ennesima volta a un Krapp interpretato con così tanta pulizia, mi sono reso conto di come questo testo sia il più romantico di Beckett. Altro che teatro dell’assurdo. Qui Beckett ha toccato il melodramma.


Beckett e il tempo: quattro riflessioni

Hamm e ClovMercoledì scorso ho avuto l’onore di tenere una lezione su Samuel Beckett all’Accademia di Brera. Mi sono soffermato soprattutto sulla cosiddetta arcimedialità beckettiana e più precisamente sul rapporto esclusivo che l’autore ha avuto con i singoli mezzi di espressione con cui si è cimentato (in particolare: teatro, radio, televisione, cinema). Ovviamente ho spaziato molto e al termine della lezione (quasi tre ore, poverini…) ho detto agli studenti che se volevano ulteriori chiarimenti potevano tranquillamente contattarmi via mail. Così è stato. Qualche giorno fa mi è stato chiesto di approfondire l’analisi della funzione del tempo in quattro opere beckettiane: Aspettando Godot, Giorni Felici, L’ultimo nastro di Krapp e Respiro. Ci ho ragionato un po’ su e ho scritto alcune considerazioni. Dal momento che le note che ho redatto potrebbero interessare anche altri, oltre a rispondere direttamente via mail a chi mi aveva interpellato ho deciso di pubblicare il testo anche qui sul blog.

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