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Murphy tra i giganti

Eleonora Caponi, psicologa e allieva analista del Centro Italiano di Psicologia Analitica di Roma, mi ha inviato una sua tesi teorica in cui a partire dal romanzo Murphy studia la poetica di Samuel Beckett mettendola in relazione con due pilastri della psicoanalisi: Wilfred Bion e Carl Gustav Jung.

Nell’intraprendere questa ricerca tra il mondo di Beckett e il mondo della psicoanalisi ho avuto l’impressione che coloro che si sono interessati a studiare questo connubio abbiano tentato il più delle volte di interpretare, e quindi di ridurre, l’eccezionalità artistica della produzione di Beckett.

Il testo integrale della tesi è disponibile nella sezione testi di www.samuelbeckett.it (oppure potete fare click qui per scaricare direttamente il PDF)



Beckett e Bion: nel saggio di Anzieu la storia di un incontro tra giganti

Anzieu è stato personaggio di spicco della psicoanalisi contemporanea. Francese, lettore vorace, filosofo e psicologo, autore di saggi quali L’io-pelle, Il gruppo e l’inconscio, Gli involucri psichici.
La storia raccontata nel suo saggio Beckett (Marietti Editore, 2001) è questa: nel 1934, Samuel Beckett, allora ancora pressoché illustre sconosciuto, inizia a soffrire di disturbi psichici: attacchi di panico, insonnia, fremiti notturni, senso di oppressione e di depressione. Su consiglio del suo amico medico Geoffrey Thompson, Beckett inizia una terapia psicoanalitica alla Travistock Clinic di Londra. Il suo psicoanalista è il celebre Wilfred Bion (anche lui, all’epoca, ancora pressoché illustre sconosciuto). Le sedute si protrarranno per circa due anni, senza alcun successo apparente. Beckett e Bion non vanno d’accordo. Soprattutto Beckett guarda con sospetto, derisione e stizza al suo analista.

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