La manifestazione perfetta. Alcune riflessioni sulla lettera di Saviano.

A chi è rivolta l’ormai celebre lettera di Roberto Saviano? Se lo scrittore parla alla minoranza di coglioni violenti dubito che quelle parole paternalistiche possano portare a un ravvedimento. Se invece si rivolge alla maggioranza pacifica allora si potrebbe rispondere: “Caro Roberto, grazie per i tuoi consigli, ma sono cose che sappiamo già. Le sappiamo così bene che lo abbiamo dimostrato nei fatti: NON abbiato compiuto atti di teppismo, NON ci siamo abbandonati alla violenza contro le persone e le cose”.

Saviano immagina una manifestazione perfetta, che purtroppo nessuno può garantire. Consiglia di organizzarsi, di isolare i violenti, di non andargli dietro. E ha ragione. Ma se queste contromisure non bastano che si fa? Io ho partecipato a poche manifestazioni nella mia vita, ma mi sono bastate per capire che: a) puoi essere responsabile solo di quello che fai e dici tu; b) puoi al massimo tentare di convincere le poche persone immediatamente intorno a te a non fare cazzate. Fine della storia. Se duecento, cinquanta o anche solo dieci metri più in là un coglione spacca un bancomat o tira un sanpietrino tu non puoi oggettivamente farci nulla. E allora che si fa? Si annulla la manifestazione? Si procede con l’abiura collettiva?

La possibilità del coglione è sempre in agguato. Cosa bisogna fare se si concretizza? Cosa dovrebbero fare le migliaia di manifestanti pacifici che non hanno compiuto gesti violenti? Chiedere scusa collettivamente il giorno dopo per qualcosa che non hanno fatto?

L’unica cosa sensata da fare è riportare con pazienza il discorso sulle ragioni della protesta allontandolo dalle polemiche sulle violenze. La verità, che non è bella da dire, è che le ragioni di una protesta restano valide anche dopo le eventuali violenze (se le ragioni di una protesta non esistono, invece, continuano a non esistere anche se la manifestazione che le supporta è democratica e pacifica). Se ho fame e non ho soldi posso scegliere di rubare il cibo, chiedere l’elemosina o guadagnarmi da mangiare lavorando. Se scelgo di rubare commetto un reato ma ciò non rende meno vera la mia fame.

Saviano dice: “Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo”. E’ un’esortazione a non scegliere la strada della violenza nelle manifestazioni future (e siamo d’accordo), ma di fatto è anche una sentenza che bolla la manifestazione del 14 dicembre: migliaia e migliaia di persone sono pregiudicate, rovinate.

Così ora molti protestano contro l’immediato rilascio dei 23 manifestanti arrestati dopo gli scontri di martedì scorso. E Luca Sofri, in un post del suo blog, si chiede:

Quanti di quelli che hanno protestato conoscono indizi e prove a carico di ciascuno degli arrestati? Io non credo siano pochi, credo siano zero. Cosa sanno di ognuno di loro, di questo o di quello, di quali condizioni abbiano portato al loro arresto, di quali contestazioni vengano loro mosse? Io credo zero. Cosa li spinge a ritenere esattamente formulato un qualunque fermo di polizia in una giornata di casino e sbagliato il giudizio a freddo di un giudice?

Sofri ha perfettamente ragione. Chi si indigna non distingue tra coglioni e non coglioni. Quei 23 arrestati erano alla manifestazione del 14 dicembre. Dunque sono colpevoli.

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