Un weekend surrealista

Fabrizio Venerandi l’ha anche detto esplicitamente da qualche parte, credo, ma me ne sono reso conto solo leggendo il suo nuovo romanzo, L’ultima avventura del signor Bonaventura, uscito da poco per i tipi della collana Novevolt dell’editore Zona: il genere in cui si cimenta è quello – poco battuto in Italia, a dire il vero – del surrealismo.

Il brano che riporto (e lo riporto perché è quello che mi ha fatto più ridere mentre leggevo) è ingannevole. Vi si può scorgere un certo gusto per l’umorismo demenziale, un’indulgenza verso il postmoderno, una ricerca dell’oralità. Ma bisogna fare attenzione. Tutto questo romanzo, come molte altre cose scritte da Venerandi, con i suoi capitoli in ordine sparso, con personaggi attinti dalla realtà che si mescolano ad altri totalmente inventati, con una trama che non va da nessuna parte eppure significa qualcosa (dunque: proprio a causa di tutto questo. Oppure: nonostante tutto questo. Scegliete voi) fa di questo libro una prova originale di surrealismo letterario. In una ipotetica biblioteca ordinata per affinità di generi, lo metterei, tiè, mo’ ve lo dico, vicino ai romanzi di Savinio.

La giornalista vomitatrice con le macchie di piadina romagnola sul maglioncino color crema ci dice di essere americana e pare che si sia messa in testa che – dannazione – deve convincerci tutti quanti che la guerra in medio oriente è una cosa giusta e santa, e urla con gli occhi che le ridono che quello là, Saddam, dovevano già farlo fuori dieci anni fa, cazzo, non ci sarebbe stato l’undici settembre.

«Credo che tu stia mescolando due guerre per la libertà diverse. È Bin Laden quello delle torri» dice l’amico fichetto di Koch sorridendo e lei lo brucia con lo sguardo e dice che è tutta la stessa gente, Saddam, Abu Mazen, Bin Laden, Arafat III, tutta gente che bisognava già ammazzarla vent’anni fa. «Voi», continua indicando solo me, «voi non avete avuto l’undici settembre, non potete parlare voi!», e io resto zitto e questo salto dal dieci al dodici non me lo ricordavo.

Sorrido, e quella continua, lancia un’occhiata di tanto in tanto a Simone e va avanti dicendo che tutta la religione musulmana è basata sull’odio, che quelli ammazzano a sassate le donne che fanno i figli, capito, le donne che fanno i figli, le ammazzano a sassate, e la chiamano giustizia.

«Voi americani friggete le persone sulla sedia elettrica. Non è proprio cristiano», dice di nuovo l’amichetto di Koch che sta chiaramente divertendosi e la giornalista si volta verso di lui e si ritrae indietro, nello stesso tempo, dice Gesù Cristo, che cazzo centra Gesù Cristo, Gesù Cristo è un perdente un loser di sinistra. «Noi americani abbiamo Dio!» esclama e ride, e poi spiega: god bless america, god, mica Gesù Cristo bless america, niente intermediari.

«Dio benedice gli americani» traduce ponendo le mani a piramide davanti alla faccia di Simone e agitandole come se si trattenesse per non buttargliele negli occhi, e io – pensando  Dio con l’aspersorio colmo di acqua santa che benedice la sua america – capisco di colpo il diluvio.

Annunci

2 pensieri riguardo “Un weekend surrealista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...