Cose che bisognerebbe sapere

Ho letto Cose che bisognerebbe sapere, una raccolta di racconti della scrittrice statunitense A.M. Homes, in Italia pubblicata da Minimum Fax. Niente di eccezionale. E non capisco come faccia Dave Eggers ad averlo definito «un libro di folle bellezza». Il problema, appunto, è che abbiamo letto Eggers, abbiamo letto Jonathan Lethem e Aimee Bender, e Richard Ford e ZZ Packer e alla fine c’è il rischio che tutto questo ci appaia come uno standard, come quei cofanetti di CD che si trovano negli autogrill. I giganti del jazz, le grandi voci della lirica.

Ma il lettore è anche uno speleologo che sa che a volte è necessario attraversare chilometri e chilometri di noiosi cunicoli per trovare una gemma che valga la pena di riportare in superficie. E in questo libro almeno una gemma l’ho trovata.

Il racconto eccezionale della raccolta non eccezionale si intitola Rimedio. La storia è questa (attenzione allo spoiler, perché racconto come va a finire).

Susan lavora in un’agenzia pubblicitaria di New York. La sua relazione con Steve è in crisi e nessuno dei due sa come affrontarla. Un giorno Susan telefona ai suoi genitori ormai anziani, che vivono defilati e sereni in qualche amena località del New Jersey, e risponde la voce di uno sconosciuto. Susan si insospettisce. Richiama. Dopo un po’ risponde la madre. Le spiega che l’uomo con cui ha parlato prima è un certo Ray, un nuovo amico che da un po’ di tempo vive insieme a loro. Susan non si convince, vuole capirne di più. Chi ha interesse ad andare ad abitare insieme a una coppia di anziani? Quali sono le vere intenzioni di questo Ray? È anche l’occasione per staccare un po’ da Steve, restare un po’ da sola e riflettere.

Quando arriva a casa dei genitori scopre che il tutto è ancora più strano di quello che temeva. Questo Ray è un tipo taciturno, fa meditazione con strani sonaglietti in quella che una volta era la stanza del fratello di Susan e soprattutto si dà un gran da fare: aiuta il padre di Susan a tagliare l’erba del prato, fa la spesa, cucina per loro, si occupa di qualunque incombenza e quando avanza tempo dà da mangiare ai canarini della vicina di casa. Susan si convince che questo Ray sia un impostore, che sia lì per raggirare i suoi vecchi genitori. Non sa ancora come, e cosa cerchi esattamente, ma è convinta di questo.

I genitori di Susan invece stravedono per Ray. È un ottimo cuoco, fa loro compagnia, non potrebbero desiderare di meglio. Viene fuori che questo Ray è uno scrittore, ha già pubblicato qualcosa. Forse ha solo trovato un angolo tranquillo dove scrivere in pace e si sdebita con i suoi ospiti facendo loro qualche piccola commissione. Potrebbe essere una spiegazione. Ma Ray è troppo buono. «Come si fa a diventare così buoni?», si chiede a un certo punto Susan. È impossibile.

Attenzione che qui arriva lo spoiler. Il secondo giorno di visita di Susan ai suoi, Susan torna a casa dopo aver fatto un giro nel suo vecchio quartiere d’infanzia. Vede suo padre che sta raccogliendo le foglie secche nel cortile. «Ti ricordi papà quando io ero piccola e ti aiutavo con il mio piccolo rastrello?». Il papà si gira e… non è suo padre. È Ray, con la camicia e il cappello di suo padre. È troppo. Susan si infuria. Caccia Ray da casa. A nulla valgono le proteste della madre. Ray senza dire nulla, senza protestare, fa le valigie e se ne va. Quando il padre tornerà a casa chiederà se almeno si conosce la destinazione di Ray, ma è impossibile scoprirlo. Il racconto si chiude così, con Susan tra suo padre e sua madre che si sente come se avesse rotto qualcosa e ora non sa che fare.

Come vedete, american short story della miglior fattura. Diciamolo subito, tanto lo zampino ce l’ha messo l’autrice stessa. L’ospite misterioso si chiama Ray e fa lo scrittore. Una volta tanto possiamo scomodare il benedetto spettro di Carver senza che qualcuno dica: «aridaje. Ancora co ‘sto Carver?». Sì, stavolta lo si può fare a pieno titolo perché almeno in questo racconto la Homes ha applicato alla perfezione la lezione del maestro costruendo un potente climax dentro un intreccio di insignificante quotidianità. L’agnizione di Ray nella scena in cortile, alla fine del racconto, è da capolavoro dell’horror e per tutta la lettura siamo stati con il fiato sospeso. Chi è veramente Ray? Cosa vuole? E Susan ha ragione o no a essere così sospettosa? Queste domande restano senza risposta. Noi abbiamo l’impressione che qualcosa di fondamentale per noi, per la nostra vita, sia nascosto tra quelle pagine e ci sia sfuggito. Per quanto possa apparire uno sport per masochisti, è così che funziona la grande letteratura.

Annunci

3 pensieri riguardo “Cose che bisognerebbe sapere

  1. Questo Ray che viene tra noi e noi non Lo riconosciamo, come nel minimo di Carver, se non siamo i lettori, non riconosciamo l’abisso di nulla/salvezza nascosto ma concretamente lì nelle pieghe del reale, mi ha solidamente convinto a procurarmi la raccolta non eccezionale con il racconto eccezionale.

  2. Cioè tu la vedi come una metafora del Logos (tanto per cambiare, aggiungo io… ^___^)? Non so, non ci avevo pensato in modo così diretto. Però, ripensandoci adesso…

  3. Be’, dai, qui mi sembra un archetipo abbastanza palese, che di per sé sarebbe nulla di sbagliato e nulla di particolarmente interessante (al di là della fattura, s’intende): ciò che fa detonare mi sembra piuttosto l’averlo chiamato Ray, la reazione simbolica è stupefacente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...