«La metamorfosi»: ipotesi su Grete

Franz Kafka e sua sorella Ottla (1914)Ho letto per la terza o quarta volta La metamorfosi di Franz Kafka. E siccome anche stavolta, subito dopo le righe finali, mi è venuta in mente un’ipotesi che mette i brividi mi sono deciso a indagare un po’ meglio per capirne la fondatezza. La letteratura critica sullo scrittore praghese è molto vasta, dunque è possibile che la mia supposizione sia già venuta in mente ad altri. Provo a esporla comunque.

La trama del celebre racconto la conoscete tutti (e in ogni caso, eccola qui). La mia ipotesi è questa: il personaggio di Grete Samsa, sorella del protagonista Gregor, subirà la stessa agghiacciante sorte che tocca al fratello. Anche lei, in altre parole, si trasformerà in insetto e verrà abbandonata e lasciata morire dai genitori.

So bene che il vero finale del racconto è lontanissimo da questa idea: Grete viene descritta come “sbocciata in una bella e florida giovinetta” (mi rifaccio alla traduzione di Giulio Schiavoni per l’edizione BUR, 1985 dei Racconti), pronta per prendere marito. È lei la figlia che darà soddisfazione ai genitori, ripagandoli del dolore e delle umiliazioni che questi hanno dovuto subire dopo la metamorfosi del fratello-insetto. Nell’ultima frase in assoluto del racconto la vediamo alzarsi dal sedile di un tram e stendere le membra. Bene, ogni volta che leggo delle membra di Grete che si stendono (“ihren jungen Körper dehnte“, nell’originale in tedesco) io vedo zampe di insetto. Questo potrebbe anche essere un mio problema, ma la mia spericolata interpretazione è suffragata almeno da due considerazioni oggettive, sulle quali vi invito umilmente a riflettere.

La prima considerazione è di contenuto. La trasformazione di Gregor in insetto è solo il culmine di un processo di reificazione. In altre parole, Gregor Samsa è già un insetto (Ungeziefer, nell’originale, cioè “parassita”, “feccia”, “essere insignificante” – forse questa la traduzione più attinente – che può essere, anzi che deve essere, schiacchiato senza darsi troppo pensiero). Quando l’individualità di Gregor si annulla completamente nella condizione lavorativa, nella sottomissione alla gerarchia familiare, nel suo essere (per usare un’immagine quanto mai trita) un ingranaggio del sistema, ecco che l’uomo-insetto si trasforma in un insetto vero.

Ma dopo la morte dell’insetto-Gregor tocca a Grete lavorare per prendersi cura dei suoi (la sua ambizione era quella di suonare il violino, ma abbandona questa passione per il lavoro di commessa in un negozio) e lo sbocciare della sua grazia fisica la rende ciò che si definisce una “ragazza da marito” (ecco all’orizzonte il suo prossimo inserimento nelle gabbie sociali e familiari). Dunque, Grete è ora una donna-insetto, anche lei diretta verso il culmine della reificazione.

La seconda considerazione è formale. Di nuovo, analizzando il testo originale mi sono accorto di una particolarità. La parola Träumen (sogni) appare in tutto il testo solo in due punti: nel celeberrimo incipit (“Destandosi un mattino da sogni inquieti Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto“) e poi nel periodo che chiude il racconto (“E fu per loro quasi una conferma dei nuovi sogni e dei buoni propositi, vedere come, al termine del tragitto, la figlia si alzasse per prima, stirando le sue giovani membra“). Questa simmetria a me pare significativa. Il racconto inizia con i sogni di Gregor dai quali il protagonista si risveglia tramutato in insetto e termina con i sogni del residuo nucleo familiare. Si può obiettare che i primi sogni sono inquieti mentre i secondi sono rosei, ma la simmetria resta forte, soprattutto grazie alle azioni dell’alzarsi e dello stirare le membra che rimandano all’immagine del risveglio.

Mi rendo conto che è un’ipotesi che si regge con le pinze, ma smontare il giocattolo-racconto (soprattutto se il racconto è di questo livello) resta un passatempo molto divertente. Se qualcuno di passaggio vuole giocare un po’ con me è il benvenuto. 

Nella foto: Franz Kafka e Ottla, la prediletta tra le sue sorelle (1914, da qui).

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3 pensieri riguardo “«La metamorfosi»: ipotesi su Grete

  1. Se Kafka, qui o altrove non indica i modi per sfuggire a questo triste destino, è possibile che anche per la sorella abbia voluto vedere, anche se non scrivere, profilato questo finale.

  2. Ipotesi suggestiva. Però nella traduzione che citi tu viene usato il termine “membra”, una parola che, dopo aver letto il racconto, suggerisce di più l’analogia con le zampette di uno scarafaggio. Nella traduzione di Anita Rho si legge: “stirando il suo giovane corpo.”, che mi sembra più fedele al “Körper” originale. Per il “Träumen” la simmetria c’è, ma, come d’altronde dici tu, potrebbe essere una simmetria complementare: il sogno-incubo di Gregor e i sogni rasserenanti della famiglia, che può riprendere tranquillamente il tran-tran quotidiano.

  3. Sì, il fatto che la simmetria di “Träumen” voglia rimarcare più un’opposizione che una comunanza tra i destini di fratello e sorella è possibilissimo e ci avevo pensato anch’io.
    Quanto alle varie traduzioni italiane credo che il problema non sia tanto nella questione “membra”/”corpo” quanto nell’uso del verbo “stirare” (che usano sia Schiavoni che la Rho” per tradurre “dehnte”). A me “stirare” fa subito venire in mente “stirare le zampe” e dalle zampe alle zampette d’insetto il passo è breve.

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