Precipitando verso la gioia

Leggo finalmente Bestia di gioia, l’ultima potente raccolta poetica di Mariangela Gualtieri. Mi accorgo che i verbi “cadere” e “precipitare”, in ogni loro forma, compaiono molto spesso tra questi versi di luminosa bellezza. Strano, mi dico, che in quello che è un canto alla gioia della natura (per quanto misteriosa, per quanto crudele a volte, ma gioia) contenga così frequente quest’immagine di caduta. Poi penso anche che si può cadere verso l’alto, verso la luce, è un’idea sulla quale sto riflettendo spesso in questo periodo. Resta il fatto che questo libro contiene anche alcune visioni abissali.

In queste ultime settimane, qui sul mio blog, ho pubblicato una memoria perifrastica in otto parti (Il piano adale, la prima parte qui). Ci ho ripensato subito quando ho letto questa breve prosa poetica che chiude il volume di Mariangela Gualtieri:

Un certo giorno stretto fra gli altri ho visto un fondo pesante. Sul pesante ho dormito come potevo, fra gocce e un buio col fazzoletto bagnato e pezzetti di unghie. Volevo andare alto, come nel sogno quando si corre a quattro zampe. Volevo il mio riposo e le parole giuste. Un giorno senza erbe, senza il chiaro delle superfici, sono andata sul fondo pesante come i vecchi cattivi o la donna diavolo sulle panchine di viale Carducci. E piangeva per me, per una delle cinque o sei cose che fanno piangere.

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