DeLillo: i nodi della Storia

Don DeLillo, Festival delle Letterature (Roma), 19 maggio 2011

Non amo fare confronti diretti tra scrittori, eliminatorie, tornei. Però i due inediti li ho ascoltati uno dopo l’altro e il paragone è inevitabile.

Ieri sera ero tra il pubblico della serata di apertura del Festival delle letterature 2011 di Roma. Il primo a salire sul palco è stato Sandro Veronesi. Nel suo racconto inedito, Caviglie bianche, ha immaginato una speculazione edilizia nell’area di Fukushima, villette extralusso vendute a prezzi stracciati, un agente immobiliare senza scrupoli che minimizza i rischi radiottivi pur di convincere parenti e amici a concludere l’affare. Veronesi sceglie una catastrofe recente e una delle grandi paure del nostro tempo per un racconto ben costruito (in sostanza un lungo dialogo tra il mediatore e il potenziale acquirente della villetta giapponese) che poi però non finisce da nessuna parte. Terminata la lettura sono rimasto insoddisfatto, appeso. E, a giudicare dai mormorii del pubblico attorno a me, non sono stato il solo.

Altra storia con DeLillo. Lo scrittore americano sale sul palco e legge in inglese il suo inedito, The old lady and the midget (“la vecchia e il nano”), mentre alle sue spalle, sul megaschermo, scorre la traduzione in italiano. L’incipit è confuso, non si capisce bene dove voglia andare a parare. Poi la vicenda si fa chiara. DeLillo sta raccontando di come i suoi nonni sono emigrati dall’Italia agli Stati Uniti. La strada del Bronx dove ha vissuto la sua infanzia. Insomma,  è uno scritto autobiografico. Sono perplesso. Avrei preferito un racconto.

Poi, come accade spesso nella scrittura di DeLillo, tutto si dilata. La Storia entra nella storia e viceversa. Leggere questo autore mi ha sempre dato l’impressione di stendere una rete da pesca aggrovigliata fino a quel momento, vedere in piano i nodi che legano le funi, seguire i percorsi delle corde nelle intersezioni, a perdita d’occhio. DeLillo continua a leggere il suo inedito, racconta di come ha lavorato al suo romanzo Libra, dedicato all’assassinio di JFK, uno dei fatti storici su cui più si è scritto e parlato. Ma spiega che il motivo per cui ci si è dedicato nasce da una casualità: Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy, da piccolo viveva in un vicolo poco distante da quello in cui abitava DeLillo insieme ai suoi genitori.

In Libra DeLillo mescola deliberatamente fatti e persone reali con personaggi ed elementi immaginari. Alla fine del suo inedito (che ora non penso più sia un ricordo autobiografico ma un vero e proprio racconto) DeLillo inserisce un aneddotto: sua nonna gli aveva sempre raccontato che la nave con cui era giunta negli Stati Uniti avesse tre fumaioli. Un giorno, guardando alcune fotografie, DeLillo scopre che quella nave, di fumaioli, ne aveva solo due. Sua nonna aveva inventato, esagerato. Chissà che non sia stato questo, si chiede DeLillo, ad aver prodotto uno scrittore in famiglia.

Scrivere è anche questo: ricordare e inventare. Ed ecco che la storia che DeLillo ha letto questa sera, la sua storia personale, si annoda alla storia di molti. Alla mia, sicuramente.

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Un pensiero riguardo “DeLillo: i nodi della Storia

  1. Uuuh! Assistere a una lettura di QUEL glorioso DeLillo, quello di “Libra”, della “Storia nella storia”, come appropriatamente scrivi!…

    P.s. Ho letto “I due lupi”: ti scriverò presto 😉

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