Haiku della morte

Secondo un’antica usanza che sopravvive ancora oggi i monaci zen, quando sentono approssimarsi l’ora estrema, compongono un poema di addio. In Giappone queste poesie scritte sul letto di morte (jisei no ku) assumono la forma di haiku. L’haiku è composto da tre versi, il primo di cinque sillabe, il secondo di sette, il terzo di nuovo di cinque. Su una pagina web ho trovato una piccola selezione di questi haiku della morte. Alcuni di questi mi sono sembrati così belli che ho voluto tradurli in italiano rispettando il numero di sillabe. Eccoli qui.

(Tra parentesi il nome dell’autore. Ho riportato anche la versione inglese su cui mi sono basato per la traduzione).

Tsuchi kane ya
iki wa taete mo
tsukihi ari

(Atsujin)

Earth and metal…
although my breathing ceases
time and tide go on.

Ferro e terra
Il mio respiro cessa
La marea no

***

Chiru ume ni
miaguru sora no
tsuki kiyoshi

(Baiko)

Plum petals falling
I look up…the sky,
a clear crisp moon.

Il fiore cade
Alzo il mio sguardo
Splende la luna

***

Kiete yuku
no mo uragare no
hotoke kana
(Gokei)

Fields dying off:
the underside of grasses frozen
hour of my death.

Prati morenti
Il sottobosco gela
è la mia ora

***

Jisei nado
zansetsu ni ka mo
nakarikeri

(Bokusui)

A parting word?
The melting snow
is odorless.

L’ultima frase?
La neve che si scioglie
Non ha odore

***

Mame de iyo
mi wa narawashi no
kusa no tsuyu

(Banzan)

Farewell…
I pass as all things do
dew on the grass.

Ecco l’addio
Come ogni cosa passo
Gocce sull’erba

Nell’immagine in alto una stampa giapponese che raffigura Matsuo Bashō (1644-1694), uno dei principali esponenti della poesia haiku.

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2 pensieri su “Haiku della morte

  1. Sono testi intensi e molto belli, non lasciano indifferenti. Permettimi di risollevarti il morale, per così dire, citando Li Po:

    Tramonta, discendo dal Colle di Giada,
    dalle balze la luna accompagna il ritorno.
    Indietro mi volgo a guardare sui passi il sentiero
    traccia di chiaro smeraldo nel folto.

    Tenuti per mano veniamo nei campi, alle case:
    il fanciullo ci apre il cancello di rovo.
    Tra verdi bambù dentro il profondo sentiero
    verdi piante serpeggiano, sfiorando le vesti.

    Parliamo contenti del luogo del nostro riposo,
    e il buon vino intanto a vicenda mesciamo.
    Lungamente cantiamo, mormora il vento tra i pini.
    La voce tace come il fiume di stelle si disperde.

    Ebbro io sono e tu di nuovo contento:
    felici insieme scordiamo le cose.

    Salutissimi, Annarita

    1. Sono effettivamente versi che restituiscono una grande serenità questi di Li Po, ma a me sembra che anche gli haiku da me proposti – al di là della lugubre circostanza della composizione – siano tutt’altro che tragici. Al di là di quello che si conclude con il perentorio “hour of my death” gli altri terminano su una nota, se non proprio positiva, quanto meno pacificata.

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