Il giovane DeLillo cambia discorso

Don DeLilloLa stella di Ratner, romanzo che Don DeLillo scrisse nel 1976, non era mai uscito in Italia. Un motivo doveva esserci. E in effetti, ora che l’ho letto nella traduzione per Einaudi di Matteo Colombo (che esce bene da un compito che immagino sia stato particolarmente difficile), mi rendo conto che La stella di Ratner è un romanzo imperfetto, con molte ingenuità, con una miscela non sempre riuscita di desolato lirismo (quello che maturerà bene nei romanzi successivi) e peripezie da romanzo d’avventura. Ma è un libro divertente, pieno di candidi colpi di scena da fumetto, con personaggi spudoratamente irreali. E poi ci sono i dialoghi, che meritano un discorso a parte.

DeLillo fa una cosa spiazzante, forse non originalissima, ma sempre d’effetto. I personaggi spesso concludono le loro affermazioni esprimendo un concetto che non ha nulla a che fare con quanto hanno detto prima. Questo espediente di cambiare discorso si estende anche ai dialoghi, dove a volte il personaggio B rilancia la battuta al personaggio A introducendo un tema totalmente estraneo all’argomento della discussione.

Quello che segue è un botta e risposta tra Robert Softly, scienziato e mentore del giovane protagonista, e Chester Dent, celebre scrittore che al termine della sua carriera si è ritirato a vivere in un sottomarino. È Softly il primo a parlare:

– Dunque non hai consigli da darmi, dopo tutti i preparativi che ho fatto, per non parlare del viaggio, delle ricerche, della discesa, tutte cose che, preparativi esclusi, dovrò ora ripetere nella direzione opposta.
– Aritmetizzare, – disse Dent.
– Aritmetizzare?
– Il sistema deve riflettere il metasistema. O viceversa. Attribuite a ogni segno un numero intero.
– Un numero intero?
– Se il vostro sistema di rilascio elettromeccanico è di tipo continuo, dovete associarlo a un meccanismo a stato discreto. Dopotutto, anche Cauchy si è dilettato con i gruppi discreti e continui. Era inoltre un conservatore che dava denaro ai poveri.
– E questo cosa c’entra?
– Equilibrio, – disse Dent – È il massimo che posso fare. Ogni invenzione possiede un elemento di equilibrio. Al di là di questo non ho nulla da dire, se non che i problemi sono inevitabili. Come ben sai, più il sistema è coerente, meno la sua coerenza è dimostrabile.
– Gli scialli chi te li fa?
– Mi servo da un signore di Sausalito.

Ecco. Faccio notare che questo dialogo avviene a pagina 380, quando il lettore ormai quasi pretende di vedere la luce alla fine del tunnel matematico-astronomico costituito dall’intera vicenda. Il dialogo tra Softly e Dent potrebbe essere risolutivo. Ma, appena si comincia a intravedere un metodo, DeLillo che fa? Zac. Si mette a parlare di scialli.

La stella di Ratner funziona così. Un continuo rovesciamento di fronte, un perpetuo accorgersi che ciò che avvicinava alla soluzione del mistero (nella fattispecie: un segnale radio proveniente da un corpo celeste, probabilmente inviato da una forma di vita intelligente che cerca di mettersi in contatto con la Terra) in realtà portava lontano ed era necessario spostare l’obiettivo. Veracemente postmoderno, questo romanzo invita il lettore a non prendere sul serio ciò che racconta, ad esempio parlando di scialli dopo un’affermazione profonda.

Non è il romanzo che consiglierei a chi non ha mai letto nulla di questo autore, ma gli appassionati non resteranno delusi. E comunque, in mezzo a tutto quel carnevale, ci sono anche passaggi di indubbia bellezza, come questo:

C’è una vita dentro questa vita. Un riempire vuoti. Tra gli spazi c’è qualcosa. Io sono diverso da questo. Non sono solo questo, sono di più. In me c’è altro, che non so come raggiungere. Appena al di fuori della mia portata c’è qualcos’altro che appartiene al resto di me. Non so come chiamarlo, né come raggiungerlo. Però c’è. Io sono più di quello che sapete. Ma è uno spazio troppo strano per riuscire ad attraversarlo. Non ci posso arrivare, ma so che c’è, e che ci si potrebbe arrivare. Dall’altra parte è dove si è liberi. Se solo riuscissi a ricordarmi com’era la luce in quello spazio prima che avessi occhi per vederla. Quando al posto dei miei occhi c’era una poltiglia. Quando ero tessuto grondante. C’è qualcosa nello spazio tra ciò che so e ciò che sono, e ciò che riempie questo spazio è ciò per cui so che non esistono parole.

(in alto, la foto del DeLillo più giovane che sono riuscito a trovare. Da qui)

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2 pensieri su “Il giovane DeLillo cambia discorso

  1. L’ho finito da poco. In effetti, l’impianto del romanzo è abbastanza chiaro: quel “tuinnel matematico-astronomico costituito dall’intera vicenda” che hai citato. Ma in questo caso il procedimento che diluisce il significato nel significante è riuscito solo in parte, forse proprio per quei (troppo) ripetuti rovesciamenti di fronte, che a lungo andare generano noia invece di spiazzamento e perdono perciò la loro funzione di straniamento funzionale all’impianto generale. Sui passaggi di indubbia bellezza sono d’accordo.

  2. cercavo un appiglio per tenerlo ancora un mese,visto che mi scade il prestito ma questa degli scialli è sta veramente un’ottima trovata come deterrente ^_^

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