Consigli di scrittura: i personaggi

Tranquilli. Non ho intenzione di mettermi a insegnare scrittura creativa (non ancora, almeno). Ma l’altro giorno, mentre stavo lavorando ad alcuni miei testi, ho formalizzato alcune linee guida sul personaggio e ho deciso di metterle qui, a disposizione dei naviganti.

1) Ogni volta che inserite un personaggio in un racconto o romanzo che state scrivendo chiedetevi sempre cosa lo muove. Di più: prendete un foglio di carta e disegnate proprio la traiettoria del personaggio facendo attraversare ad essa i vari blocchi narrativi che compongono la vostra trama, anche se questa è ancora in bozza, e cercando di capire in che modo il corso degli eventi e il personaggio si influenzano reciprocamente. I buoni personaggi raramente sono statici. Quasi sempre sono mossi da qualcosa. Io credo di individuare due grandi categorie: il desiderio e la paura. Il personaggio corre verso qualcosa che desidera oppure fugge da qualcosa che teme.

2) Cercate di essere imparziali nei confronti dei vostri personaggi. Se tifate per loro non potrete farne che dei santi o degli eroi. Se siete contro di loro ne farete delle macchiette (li disinnescherete). Sforzatevi di trovare sempre, invece, una giustificazione per i loro comportamenti (noi lo facciamo sempre, nella realtà, per giustificare le nostre azioni, anche le peggiori. Perché negare questo alle vostre creature?). Anche il peggiore degli uomini è convito che sta facendo quel che sta facendo perché vi è costretto, perché nessuno lo capisce, perché… c’è sempre un perché. Siate misericordiosi con i vostri personaggi e loro ne guadagneranno in credibilità.

3) Considerate la possibilità che il vostro personaggio protagonista sia un cretino. Di contro, state attenti alla seduzione che l’idea di un protagonista particolarmente brillante esercita nei vostri confronti: se create un personaggio intelligentissimo, sfolgorante, colto e sensibilissimo dovrete poi possedere ognuna di queste doti in misura maggiore per poterne parlare in modo efficace quando scrivete. E ammesso che ci riusciate correte poi il rischio di annichilire il lettore. Non cadete nell’errore di pensare che un personaggio con una personalità mediocre renda mediocre il vostro romanzo. Anzi, tornando al consiglio numero 1, pensate a quante possibilità in più si aprono se un personaggio di questo tipo attraversa eventi particolarmente forti.

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6 pensieri su “Consigli di scrittura: i personaggi

  1. Riguardo al punto 3 sono d’accordissimo, prendi ad esempio Harry Potter (il personaggio, non il libro): è un cretino integrale, insopportabile, sbaglia tutti, eppure la saga regge.

  2. “Non cadete nell’errore di pensare che un personaggio con una personalità mediocre renda mediocre il vostro romanzo. ”

    Se fossi uno scrittore (e mi piacerebbe molto averne le capacità), proverei subito a sperimentare questa cosa.

    P.S. “Il problema sono le voci” è veramente crudo. Impressionabile come sono, ho faticato ad arrivare in fondo! Da far invidia a Kafka.

  3. Una domanda: non si potrebbe dire che un personaggio è mosso esclusivamente dalla paura? Non potremmo cioè parlare del desiderio come di una forma specifica di paura? Il desiderio non è sempre, in fin dei conti, la forma assunta dalla paura di non ottenere qualcosa di necessario alla propria “difesa”, ovvero dalla paura di dover affrontare qualcosa di minaccioso?

    1. La tua teoria è interessante, ma io – quando ho immaginato i due possibili motori: paura e desiderio – ho ragionato soprattutto in termini visivi, geometrici direi. Quando a muovere il personaggio è il motore del desiderio allora il personaggio si augura che la distanza che lo separa dall’oggetto sia sempre più piccola, a mano a mano che la narrazione procede. Quando invece è il motore della paura a muovere il personaggio allora l’augurio è che la distanza diventi sempre più grande. In questo le due categorie sono antitetiche.

  4. Giustissimo. Non ci avevo pensato. Forse si potrebbe anche dire che tu hai ragionato in termini di “drammatizzazione”, mentre io pensavo esclusivamente alla psicologia dei personaggi.
    In altri termini la tua sarebbe una schematizzazione funzionale: quando il personaggio si dirige verso qualcosa (o qualcuno) faremo conto che stia lavorando il motore denominato “desiderio”, mentre quando il personaggio si allontana parleremo di motore denominato “paura”.
    Da questo punto di vista diventa secondario il fatto che forse i due motori usino, per così dire, la stessa tecnologia.

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