Wikipedia dei morti

Giulio Monteverde, «Angelo della Resurrezione» (1882, particolare, Cimitero di Staglieno, Genova)

Il racconto che dà il titolo alla raccolta Enciclopedia dei morti dello scrittore jugoslavo Danilo Kiš parte da un’idea formidabile: una donna, invitata in Svezia da un ente teatrale per un viaggio di formazione, viene a conoscenza di un’ala della biblioteca centrale di una non meglio precisata città scandinava in cui è conservata, appunto, l’incredibile enciclopedia dei morti. Raccolte in migliaia di volumi, a loro volta custoditi in una serie di sale collegate tra loro solo da stretti passaggi, si trovano le biografie dettagliate delle persone comuni, quelle – cioè – che non hanno titolo per figurare in nessun’altra enciclopedia.

Purtroppo la svolta che Kiš imprime a questo racconto non è – a mio giudizio – all’altezza dell’idea di partenza. Forse per timore di finire in territori smaccatamente borgesiani lo scrittore jugoslavo risolve tutto in una trama dai caratteri storico-biografici lasciando poco spazio a ciò che invece a me interessava di più: la composizione dell’enciclopedia, i criteri di redazione, le modalità di conservazione, le possibili anomalie e contraddizioni. (A proposito di Borges: non posso fare a meno di farvi notare che – potenza di quel genio argentino – nella biblioteca descritta nel suo celebre racconto La biblioteca di Babele si trova sicuramente, in una delle infinite combinazioni di caratteri alfabetici, l’intera Enciclopedia dei morti immaginata da Kiš. E in tutte le lingue possibili, tra l’altro…).

Ma, come detto, Kiš è più affascinato dai risvolti intimisti che dalle vertigini combinatorie che pure ha intravisto la sua immaginazione: l’anonima protagonista del racconto, infatti, non appena capisce in cosa consiste la sterminata collezione di volumi che ha di fronte si mette subito alla ricerca della voce che riguarda suo padre e comincia a leggerla con attenzione. Tutto il racconto, da qui in poi, è occupato dunque dalla descrizione di questa voce enciclopedica e dalle reazioni della protagonista alla sua lettura.

Mentre leggevo il racconto pensavo che ciò che all’epoca della stesura del racconto (1985) doveva apparire a Kiš come un’idea di natura fantastica (e di fatto lo era) è oggi tecnicamente realizzabile. È cioè plausibile immaginare e dare vita (se mi si passa il gioco di parole) a una Wikipedia dei morti e non solo perché il supporto virtuale permette di aggirare l’ostacolo logistico dello stoccaggio cartaceo di un numero potenzialmente infinito di informazioni ma soprattutto perché la natura condivisa di questo strumento elimina la questione tutt’altro che secondaria della centralità della redazione. In pratica, ognuno di noi non dovrebbe fare altro che scrivere la voce enciclopedica dei propri parenti più prossimi (a patto che non si tratti di personaggi celebri) ed ecco che la Wikipedia dei morti nascerebbe senza fatica sotto i nostri occhi.

Nell’immagine: Giulio Monteverde, «Angelo della Resurrezione» (1882, particolare, Cimitero di Staglieno, Genova)

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