Sartre meteorologo

Jean-Paul Sartre soldato (1939)Leggo su Corriere.it che a Fontainebleu hanno rinvenuto un vero tesoro per gli studiosi del clima: una raccolta di rilevazioni meteorologiche datate dal 1787 al 1841. I documenti andranno ad aggiungersi a un già ricco archivio climatico che comprende tra i suoi materiali anche qualche curiosità, come alcune schede meteorologiche compilate da Jean-Paul Sartre. La notizia non mi sorprende: sapevo infatti che il grande filosofo esistenzialista aveva prestato servizio nell’esercito, durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio come meteorologo.

All’epoca Sartre aveva già pubblicato il romanzo La nausea e la raccolta di racconti Il muro ma era sostanzialmente ancora sconosciuto. Il 2 settembre del 1939 raggiunge la caserma di Essey-lès-Nancy in Lorena. Per Sartre la Seconda Guerra Mondiale sarà sempre la drôle de guerre, la strana guerra. «Sono in prima linea, a portata dei cannoni nemici, a dieci chilometri dal Reno – annoterà Sartre nei suoi taccuini il 20 ottobre del 1939 – Ci sparerebbero addosso, se sparassero. E invece non sparano. Tutto qui».

Sartre viene assegnato al reparto meteorologia con il compito di eseguire rilevamenti quotidiani a uso dell’artiglieria. Insieme a lui tre colleghi, armati di barometri, palloni sonda e strumenti di precisione. Il gruppo avanza, ma sempre arretrato rispetto alla prima linea. La guerra, la strana guerra, è laggiù oltre l’orizzonte. Il nemico potrebbe arrivare da un momento all’altro, ma – come nel Deserto dei Tartari – non arriva mai.

«Eccomi soldato e applicato, ma non combattente – scrive Sartre al direttore della Nouvelle Revue Française Jean Paulhan – Lancio palloni come fossero colombe, vicino alle batterie d’artiglieria, e li seguo con il binocolo per determinare la direzione dei venti».

Lontano dai pericoli del conflitto e con molto tempo libero a disposizione, Sartre sfrutterà i suoi dieci mesi da soldato-meteorologo per studiare e scrivere. Riempirà quindici taccuini con riflessioni, poesie, annotazioni diaristiche, spunti per opere future. Di questi quindici quaderni sei sono giunti fino a noi (in Italia I taccuini della strana guerra sono stati pubblicati dall’editore Acquaviva nel 2002). Leggendoli si scopre come il grande affresco narrativo-filosofico dei Cammini della libertà (costituito dai romanzi L’età della ragione, Il rinvio e La morte nell’anima) sia nato proprio in questo periodo insieme all’affinamento della sua dottrina esistenzialista e della sua natura di nuovo umanesimo.

È sempre curioso scoprire la genesi delle intuizioni dei grandi pensatori e i Taccuini sono ricchi di queste radici. Un banale battibecco con un commilitone, scrupolosamente annotato con data 24 ottobre 1939 offre a Sartre lo spunto per riflettere compiutamente su alcuni concetti filosofici. L’aneddoto dell’alterco occupa poche righe cui seguono però dieci pagine fitte di riflessioni su motivo, movente, fine oggettivo e habitus delle cose.

(Nella foto: Jean-Paul Sartre soldato, 1939. La foto viene da qui)

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