Lo scrittore nell’ecosistema del suo immaginario

Great Sand Dunes National Park and Preserve

  1. Un giorno lo scrittore pensa che l’immaginario – cioè il luogo mentale dove nascono, crescono (e muoiono) le idee che diventano materia scritta – possa essere paragonato a un ecosistema ambientale.
  2. Un ecosistema è caratterizzato da organismi che interagiscono tra loro. Un ecosistema può essere in equilibrio oppure no. Anche l’uomo può interagire con l’ecosistema. Magari lo migliora. Magari no.
  3. Lo scrittore può interagire con l’ecosistema del suo immaginario. Può introdurre altre forme di vita (ad esempio: lo scrittore decide di cominciare ad ascoltare i dischi di Meat Loaf, cosa che non aveva mai fatto prima) oppure può decidere di contrastare e sopprimere forme di vita già esistenti (ad esempio: lo scrittore decide di smettere di guardare film francesi. Mai più film francesi).
  4. È importante per lo scrittore osservare come varia l’ecosistema del suo immaginario dopo che queste decisioni vengono prese.
  5. Non è mica detto che lo scrittore debba per forza prendere delle decisioni. Le variazioni possono anche essere dettate dal caso (ad esempio: per un errore dell’ufficio abbonamenti, le copie del mensile “Kanze”, dedicato al teatro No, che dovevano essere recapitate al ragionier Mario Gentilini di Vimercate, vengono invece recapitate all’indirizzo dello scrittore. Nella vita dello scrittore irrompe inaspettatamente il teatro No). Oppure, le variazioni dell’ecosistema possono avere luogo in seguito a un intervento esterno (ad esempio: la moglie dello scrittore sta lavorando a una tesi universitaria su Cornelio Fabro. Gradualmente, la sera a cena si parla sempre meno della caldaia da sostituire e sempre più spesso, invece, di neotomismo ed esistenzialismo kierkegaardiano).
  6. Lo scrittore osserva come gli ecosistemi dell’immaginario possano assumere le forme più diverse.
  7. Lo scrittore conosce scrittori il cui immaginario è paragonabile a un ecosistema come quello del bosco. L’immaginario di questi scrittori è rigoglioso, ospita più cose di quante sia possibile vederne con un colpo d’occhio. Se uno ha la pazienza di scavare, scalzare una radice, spostare un tappeto di muschio, può scoprire l’esistenza di forme di vita interessanti. Se uno non ha la pazienza va bene uguale, perché questo immaginario è già bello così com’è.
  8. Al di là di tutto, lo scrittore pensa che sia bene che in un ecosistema dell’immaginario esistano zone d’ombra, zone cioè dove nessuno, nemmeno lo scrittorie proprietario di quell’immaginario, possa andare a ficcare il naso.
  9. Quando lo scrittore pensa al suo immaginario, pensa che il suo immaginario può essere paragonato all’ecosistema del deserto.
  10. Lo scrittore ama il deserto, nella realtà.
  11. Come ecosistema del suo immaginario, lo scrittore il deserto lo ama un po’ meno.
  12. Giunto a questo punto della riflessione, allo scrittore sembra importante ricordare che un deserto non è un luogo senza vita, né un luogo dove necessariamente faccia molto caldo. Ciò che fa di un deserto un deserto è l’assenza prolungata della pioggia.
  13. Lo scrittore ha visitato alcuni deserti, nella realtà, e li ha sempre trovati di una bellezza superiore a quella degli altri ecosistemi. Tuttavia, se avesse potuto scegliere, lo scrittore avrebbe preferito un immaginario-bosco.
  14. Il lato positivo di avere un immaginario-deserto è che le poche cose sparse in quel paesaggio desolato (un’oasi, un cammello, una rosa del deserto, una tenda di beduini) si vedono subito e da lontano.
  15. Il lato negativo di avere un immaginario-deserto è che per raggiungere ciò che si è visto bisogna camminare molto.
  16. Lo scrittore pensa che i testi scritti in forma di elenchi numerati incuriosiscono il lettore più dei testi raccolti in un unico lungo paragrafo.
  17. Dopotutto, anche gli scrittori che hanno un immaginario-bosco non se la passano meglio. Lì è tutto un intreccio di rami, di uccelli che cinguettano, di volpi che tagliano la strada, di ruscelli, di rovi con le more e i lamponi. Lo scrittore con l’immaginario-bosco non sa da che parte cominciare. E così magari, distratto com’è da tutte quelle meraviglie della natura, non si accorge che dietro una parete di roccia c’è la casetta dello gnomo e tira dritto senza vederla.
  18. Lo scrittore che ha un immaginario-deserto, invece, uno gnomo lo vede da un chilometro di distanza.
  19. C’è da dire che di gnomi nel deserto ce ne sono davvero pochi.
  20. Lo scrittore pensa anche altre cose, ma decide di rimandarle a un altro giorno.

(continua)

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3 pensieri riguardo “Lo scrittore nell’ecosistema del suo immaginario

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