Lo scrittore, la voglia, le cose

Lo scrittore, dopo aver riflettuto per un tempo che giudica sufficiente, rileva che ci sono momenti in cui ha moltissima voglia di scrivere e momenti in cui di scrivere non ha affatto voglia.

Lo scrittore, quasi immediatamente dopo, osserva che ci sono momenti in cui ha tante cose di cui scrivere e momenti in cui nella sua testa non c’è neanche una piccolissima idea (del resto noi sappiamo che l’immaginario dello scrittore è paragonabile a un deserto).

A questo punto lo scrittore si chiede se esista un modo più organico di riflettere su queste due grandezze: la voglia di scrivere, le cose da scrivere.

Non è mica una questione da liquidare in fretta, pensa lo scrittore, qui ci vuole una tazza di tè e una fetta di crostata alle fragole.

Dopo la merenda lo scrittore si mette di buona volontà al suo tavolo di lavoro e butta giù uno schemetto:

Lo scrittore osserva per qualche minuto lo schema che ha tracciato. Pensa che gli andrebbe una seconda fetta di crostata, ma si trattiene.

Quando mi trovo qui, si dice lo scrittore puntando il dito verso il quadrante che ospita la faccina verde, sono proprio felice. Ho tanta voglia di scrivere e tante cose da scrivere. Nel tempo verde, pensa lo scrittore, scrivere diventa quasi un processo involontario come quello della respirazione. Non c’è fatica, non c’è attrito. Se ho tra le mani uno strumento atto alla scrittura (un computer, una penna e un pezzo di carta) allora scrivo subito. Se non ho tra le mani uno strumento atto alla scrittura è lo stesso, scrivo nella mia testa e appena ho uno strumento a disposizione riverso materialmente tutto ciò che ho composto.

Anche quando mi trovo qui sono felice, pensa lo scrittore spostando lo sguardo verso il quadrante che ospita la faccina gialla. Il tempo giallo è il tempo del letargo. Qui non ho niente di cui scrivere, pensa lo scrittore, ma non importa perché tanto non ho nessuna voglia di scrivere. Nel tempo giallo si leggono più libri, e li si sceglie più liberamente, si guardano film, si va a teatro, si ascolta musica, si gira per mostre. E tutta questa materia artistica sedimenta nell’immaginario, lo nutre, fino a quando un giorno ci si sveglia e si vede un piccolo germoglio di idea, una nuova forma di vita. E senza poter opporre resistenza ci si ritrova dall’altra parte del grafico.

Questo invece è un tempo brutto, si dice lo scrittore guardando il quadrante che ospita la faccina rossa. È inutile trovare lati positivi. Nel tempo rosso si sta male, è come stare sulla graticola. Si ha tanta voglia di scrivere e non si ha nulla di cui scrivere. Nel tempo rosso ogni idea sembra stupida, inadattata, insufficiente. Si vaga nel deserto e non c’è neanche uno scorpioncino che venga in aiuto.

Lo scrittore vorrebbe chiudere qui la sua riflessione, ma sa che manca l’analisi dell’ultimo quadrante, quello più misterioso. Il tempo grigio. Lo scrittore si chiede se quel tempo esista davvero. Come è possibile che ci sia materia di cui scrivere e nessuna voglia di scrivere? Questa domanda lo inquieta. Lo scrittore ha paura che rispondendo a questa domanda potrebbe scoprire cose sulla sua scrittura che preferisce non sapere.

A questo punto è oggettivamente impossibile resistere all’idea di una seconda fetta di crostata.

Annunci

2 pensieri su “Lo scrittore, la voglia, le cose

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...