Plume viaggia

Henri MichauxPlume non può certo dire che la gente abbia eccessivi riguardi per lui in viaggio. Gli uni gli passano sopra senza dire né ai né bai, gli altri si asciugano tranquillamente le mani sulla sua giacchetta. Ha finito con l’abituarsi. Preferisce viaggiare in tutta modestia. Finché sarà possibile, farà così.
Se gli servono, astiosi, una radice nel piatto, una grossa radice: «Forza, mangi. Che aspetta?».
«Oh, certo, subito, ecco». Non vuole attirarsi inutili fastidi. E se, la notte, gli rifiutano un letto: «Cosa! Non sarà mica venuto da tanto lontano per dormire, no? Forza, prenda il suo baule e la sua roba, è il momento della giornata in cui si cammina più agevolmente».
«Certo, certo, sì… bene. Si faceva per ridere, naturalmente. Oh sì, per scherzo». E riparte nella notte scura.
E se lo buttano fuori dal treno: «Ah! Così lei pensa che abbiamo riscaldato per tre ore questa locomotiva e agganciato otto carrozze allo scopo di trasportare un giovanotto della sua età, in perfetta salute, che può benissimo essere utile qui, che non ha nessun bisogno di andarsene laggiù, e che è per questo che avrebbero scavato tunnel, fatto saltare tonnellate di roccia con la dinamite e posato centinaia di chilometri di rotaie con ogni genere di tempo, senza contare che bisogna per di più sorvegliare di continuo la linea nel timore di sabotaggi, e tutto questo per…».
«Certo, certo. Capisco perfettamente. Ero salito, oh, per dare un’occhiata! Ecco, tutto qui. Semplice curiosità, insomma. E grazie mille». E se ne torna per strada con i suoi bagagli.
E se, a Roma, chiede di vedere il Colosseo: «Ah! No. Senta, è già abbastanza mal ridotto. E poi dopo il signore vorrà toccarlo, appoggiarvisi sopra, o sedervisi… è così che ci si ritrova con rovine dappertutto. È stata una lezione per noi, una dura lezione, ma in futuro, proprio no, basta, chiuso».
«Certo, certo! Era… Volevo chiedere soltanto una cartolina, una fotografia, forse… se a volte…». E lascia la città senza aver visto nulla.
E se sul piroscafo, d’un tratto il Commissario di bordo lo addita e dice: «Cosa ci fa qui, quello là? Andiamo, su, non c’è proprio disciplina giù dabbasso, mi sembra. Che lo si riporti alla svelta nella cala. È appena suonato il secondo quarto». E se ne va via fischiettando, e Plume, lui, si rompe la schiena per tutta la traversata.
Ma non dice nulla, non si lamenta. Pensa agli infelici che non possono viaggiare affatto, mentre lui viaggia, viaggia di continuo.

(Da «Le disavventure del signor Plume» di Henri Michaux, Stampa Alternativa, 2000. Traduzione di Fidelio Bonaguro)

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