Un pezzo di creazione affidato a me

«Anastasis», Chiesa di San Salvatore in Chora, Istanbul (XIV Sec.)

(I brani che seguono sono tratti dal libro «La roccia che ci ha generato» di Francesco Rossi De Gasperis, ADP Editore, 1994. Buona Pasqua a tutti. FP)

Con la sua morte, Gesù è caduto in una lontananza estrema dal Padre, perché il Padre è il Vivente. Non tanto per il fenomeno fisico e biologico della morte, quanto per il suo significato. […] La discesa agli inferi c’insegna che Gesù, e solo lui, è veramente morto; egli solo ha conosciuto la vera morte.

[…] Noi tutti moriamo e moriremo di una morte che è stata redenta dal Cristo; moriamo, cioè, di una morte capace di benedizione, oltre che di maledizione. […] La nostra morte può diventare un luogo di benedizione solo perché è redenta dalla morte di Gesù; non c’è regione della morte in cui noi dobbiamo passare, dove non si possa dire: «Qui è già passato Gesù»- Egli, però, è caduto fino in fondo all’abisso, e la sua morte non gli è stata redenta da nessuno. Egli solo, dunque, ha assaporato tutto il sapore amarissimo della vera morte.

[…] Noi non sappiamo che cosa sia il regno della morte, l’impero delle tenebre. Non lo sappiamo appunto perché Gesù, morendo, ne ha già riempito il baratro. […] In altre parole, la prima e ultima evangelizzazione del mondo intero è la morte di Gesù. Perché? Perché la morte è qualche cosa che tutti gli uomini incontrano inevitabilmente. Arrivi o non arrivi il missionario dell’evangelo, arrivi o non arrivi la chiesa, i vescovi, il papa, ecc., la morte arriva sicuramente a tutti. Ebbene, a tutti questa morte giunge già visitata dalla morte di Gesù, primizia di coloro che sono morti (1 Cor 15,20) e primogenito di coloro che riuscitano dai morti (Col 1,18).

[…] Il sepolcro vuoto di Gesù è il segno che tutta la vita che egli ha vissuto sulla Terra è stata capace di risurrezione e di gloria. Se è vero, come dice la Scrittura, che l’unica cosa che resta è l’amore, la carità (cf. Ct 8,6-7; Rm 8,35-39; 1 Cor 13,13, ecc.), questo significa che tutta la vita del Signore è stata vissuta nella carità, e per questo è tutta risuscitata. Il vuoto di morte nella tomba di Gesù è segno di un pieno di vita: il suo corpo è tutto risuscitato e trasferito in gloria.

Il nostro corpo non è, come dicevano i greci, la parte materiale dell’uomo, ma è tutto l’uomo, in quanto questi è un centro di relazioni con Dio, con gli altri, con il mondo. Con l’antropologia biblica dobbiamo dire: «Io sono il mio corpo», non: «Io ho un corpo». Il mio corpo è il mio io, in quanto capacità di relazione; la mia anima è il mio io, in quanto capacità di concentrazione; ma entrambi connotano tutto l’uomo. Il mio corpo è la mia storia: essa è tutta scritta nel mio corpo, un po’ come in un computer, nella cui memoria tutto rimane registrato, anche quello che io attualmente dimentico. Tutto il mio passato esiste iscritto nel mio corpo.

Che tutto il corpo di Gesù sia risorto, sia passato nella gloria, significa, dunque, che tutto ciò che egli ha vissuto sulla terra, tutte le sue relazioni d’amore, di perdono, di amicizia, di affetti, di conoscenza, di gioia e di sofferenza, sono risolte, salvate per sempre.

Il nostro corpo, con tutte le relazioni che esso ha reso possibili lungo la storia di ciascuno di noi, è veramente la porzione di creazione che Dio affida a ciascuno perché la portiamo alla salvezza. Un pezzo di creazione affidato a me, affinché tutto possa risorgere con me.

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Un pensiero riguardo “Un pezzo di creazione affidato a me

  1. E io ti cito una poesia che commenta bene questo tuo post (peccato non ricordare dove l’ho trovata e chi l’abbia scritta!)

    GIOIA

    Natale è una gioia grande
    perchè quella notte,
    sulla paglia,
    Dio è entrato
    nella condizione
    umana.

    La Croce è una gioia
    più grande
    perchè quel pomeriggio,
    su quel legno,
    Dio ha assunto
    in altezza e larghezza,
    tutta la dimensione umana.

    Ma la Resurrezione è la gioia
    più grande di tutte,
    perchè quel mattino
    Dio ha sradicato
    la condizione
    umana
    dal paese della morte
    per piantarla
    nel giardino della vita!

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