Impara l’arte

SERENA: Cosa stai ascoltando?
IO: Il Serse di Handel.
SERENA: E com’è? Bello?
IO: Una palla mostruosa.
SERENA: E allora perché lo ascolti?

Non è mai semplice rispondere a una domanda del genere. È qualcosa che ha a che fare con questo, ma anche – e forse ancora di più – con questo (che tra l’altro è uno dei post più letti del blog).

È vero, mi sto sorbendo tutto il Serse di Handel (oltre tre ore, mica fischi). Ed è altrettanto vero che non penso che lo riascolterò in futuro perché, sì, mi sembra veramente noioso. E allora: perché lo sto ascoltando? Una prima risposta potrebbe essere (ed è meno ironica di quel che sembra): lo faccio per cortesia. Cioè, c’è questo certo signor George Frideric Handel che ha impiegato tempo e fatica per scrivere quest’opera e mi sembra carino nei suoi confronti ascoltarla almeno una volta.

Un’obiezione potrebbe essere: ma secondo questo ragionamento bisognerebbe allora ascoltare tutte le opere di tutti i compositori e non ci basterebbe una vita. Risposta: infatti è necessario selezionare. Il tempo a nostra disposizione è limitato. Non possiamo (anche se a me piacerebbe molto) conoscere tutta l’arte che l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra a oggi. Come si fa a selezionare? Per quanto mi riguarda mi ritrovo a seguire due criteri: il primo oggettivo (nell’esempio: a 250 anni dalla sua morte, Handel continua a essere considerato uno dei più grandi compositori di tutti i tempi, e questo lo fa salire in graduatoria); il secondo soggettivo (ero capitato, non ricordo perché, sulla pagina di wikipedia dedicata al Serse e quello che avevo letto su quest’opera mi aveva incuriosito. Poi mi è venuto in mente che qualche anno fa avevo acquistato, senza mai ascoltarla, quest’opera su DVD. Da lì a infilare il DVD nel lettore c’è voluto poco).

Al di là di questo, quello che noto è che pur essendomi annoiato durante l’ascolto non ritengo di aver sprecato il mio tempo. Mi sembra che il piacere che provo quando mi dedico alla fruizione dell’arte non abbia a che fare direttamente con l’opera d’arte in sé, ma con l’azione stessa del fruire (un metapiacere?). Sembro spocchioso o, peggio, ozioso? Può darsi, ma reputo importante indagare i meccanismi emotivi che si attivano quando ho a che fare con tutto ciò che è arte.

Mentre scrivo queste righe mi vengono in mente un paio di aneddoti. Qualche tempo fa stavo parlando con un appassionato di musica. Il discorso è finito sull’artista x, e io ho chiesto: “A te piace?”. L’appassionato di musica ha riflettuto un po’. Stava per rispondere, immagino, “sì” oppure “no” e invece ha detto, sorprendendomi, “guarda, a me ormai non piace più niente”. Ho riso, mi sembrava una boutade, poi riflettendoci a freddo non ho potuto fare a meno di notare quanta saggezza ci fosse in quella risposta e come, in fondo, ogni percorso di conoscenza dell’arte non possa che avere come orizzonte ultimo un simile nirvana.

Altro aneddotto: sto parlando con un mio amico, storico dell’arte. Stiamo sfogliando non so più quale catalogo di quale mostra. Indico la riproduzione di un dipinto. “Ma questo secondo te è bello?”, chiedo. E lui: “io sono uno storico dell’arte, per me i quadri non sono né belli, né brutti”. Anche qui, una risposta provocatoria. Con un fondo di verità, però, che bisognerebbe sembre tenere a mente.

Dottor Manhattan

Certo, il rischio è di diventare come il Dr. Manhattan di Watchmen che si allontana sempre più da tutto ciò che è umano, emotivo, passionale e sceglie l’autoesilio su Marte, perdendosi nella contemplazione anodina delle particelle atomiche e delle galassie lontane. Ma continuo a considerare utile ricordare che nella nostra esperienza di lettori, ascoltatori, spettatori, oltre al piano del piacere resta quello, meno volubile, della conoscenza. Imparare l’arte, insomma.

(Le immagini: in alto, un momento del Xerses di G. F. Handel nella produzione firmata dalla Houston Grand Opera; in basso frammento di una tavola di “Watchmen”, testi di Alan Moore, disegni di Dave Gibbons).

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3 pensieri su “Impara l’arte

  1. Viviana del Lago

    A livello più basso si sente spesso dire che vale la pena vedere un certo film o andare in un certo locale o in luogo di vacanza perché “è divertente”. Oppure, in merito alle stesse cose, si chiede innanzitutto “ma è divertente?”. A volte si viene anche sollecitati a compiere una certa attività proprio per lo stesso motivo. Invece, sono d’accordo con te, la ricerca del “divertente”, come del “piacevole” non può essere l’unico criterio nella vita perché è limitante.
    Detto ciò non sentiremo mai più il Serse di Handel, vero?

    Rispondi
    1. Federico Platania Autore articolo

      No, tranquilla.
      Come avrai visto accanto all’impianto hi-fi ci sono ora “Somethin’ Else” di Cannonball Adderley, il concerto per violino di Britten, “To the memory of an angel” di Alban Berg, “The Hissing Of The Summer Lawns” di Joni Mitchell e una selezione di concerti mozartiani (K-eccetera…). Direi che ci attende un grande fine settimana!

      Rispondi

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