«Wires» di Philip Larkin: un esercizio di traduzione

Tra i libri che ho letto quest’anno c’è Grammatiche della creazione di George Steiner. In un passaggio delle sue dissertazioni, Steiner riporta per intero una poesia che non conoscevo, Wires di Philip Larkin:

The widest prairies have electric fences,
For though old cattle know they must not stray
Young steers are always scenting purer water
Not here but anywhere. Beyond the wires

Leads them to blunder up against the wires
Whose muscle-shredding violence gives no quarter.
Young steers become old cattle from that day
Electric limits to their widest senses.

In nota, Fabrizio Restine, traduttore del volume di Steiner, propone la sua versione italiana:

Le più vaste praterie hanno recinzioni elettriche,
Perché anche se le vecchie bestie sanno che non devono allontanarsi
I giovani tori annusano sempre un’acqua più pura
Non qui ma ovunque. L’al di là dei fili

Li conduce a imbattersi maldestramente nei fili
La cui violenza strazia-muscoli non dà quartiere.
I giovani tori divengon vecchie bestie da quel giorno in poi,
Con limiti elettrici ai loro sensi più vasti.

Quella di Restine è una traduzione utile per consentire al lettore che non conosce l’inglese di seguire il filo del ragionamento di Steiner. Io però non sono riuscito ad accontentarmi di questa traduzione di servizio, perché la poesia di Larkin l’ho immediatamente trovata bellissima e potente. Subito dopo averla letta mi è venuta voglia di farne la mia personale versione italiana. Volevo cioè portare l’originale nella mia lingua lasciando però intatti i dispositivi poetici che mi avevano emozionato.

Un piccolo esercizio che mi ha fatto capire quanto sia difficile tradurre poesia.

Intanto, ecco la mia versione:

Le grandi praterie hanno recinzioni elettriche,
La vecchia mandria sa che non deve allontanarsi
Ma i giovani manzi sono sempre convinti che l’acqua più fina
Non sia qui ma chissà dove. Ciò che si apre oltre i cavi

Contro i cavi li porta a schiantarsi
La violenza strappamuscoli non conosce pietà.
Quello è il giorno in cui i giovani manzi diventano vecchia mandria
Un limite elettrico ai loro sensi più alti.

Non mi soddisfa pienamente, anche se nella mia testa la sento più vicina all’energia dell’originale rispetto all’altra. Ho capito che tradurre significa scegliere e nessuna scelta è mai perfetta. Ognuna ha dei pro e dei contro e bisogna valutare, accontentarsi, capire qual è la scelta che funziona meglio, non solo limitatamente a quel verso ma rispetto all’intera composizione.

Voglio spiegare verso per verso le scelte che ho compiuto.

The widest prairies have electric fences,
Le grandi praterie hanno recinzioni elettriche,

Il primo verso non presenta grossi problemi, a parte quel widest che è un superlativo relativo e dunque andrebbe tradotto con le più grandi. Ma una scelta simile imprimerebbe immediatamente un rallentamento (quel più sarebbe d’intralcio) mentre in questo modo io presento subito un’immagine in cinemascope, qualcosa da titolo di testa.

For though old cattle know they must not stray
La vecchia mandria sa che non deve allontanarsi

Qui Frabrizio Restine (d’ora in poi FR) traduce old cattle in vecchie bestie ma io preferisco vecchia mandria perché l’uso del nome collettivo mi è utile per rafforzare l’immagine del branco, dell’assenza di individualità. Quelle vecchie bestie sono un tutt’uno mansueto e rassegnato che sa che non deve allontanarsi. In italiano si perdono purtroppo tutte le sfumature del verbo to stray che significa anche divagare o concedersi una scappatella.

Da notare inoltre che Philip Larkin (d’ora in poi PL) inizia il verso con For thought (che FR conserva con Perché anche se), dichiarando subito la subordinata avversativa mentre io preferisco rimandare il tutto al verso successivo. Perché è lì che ha luogo il primo smottamento emotivo che io avverto in questo poesia:

Young steers are always scenting purer water
Ma i giovani manzi sono sempre convinti che l’acqua più fina

FR opta per tori mentre io preferisco tradurre steers con manzi, scelta altrettanto corretta dal punto di vista lessicale che però mi pare più efficace per riportare ciò che PL sta descrivendo qui: una forma inesperta di vita, baldanzosa e strafottente, che ancora non sa cosa l’aspetta. Per lo stesso motivo, compiendo qui il primo deliberato ed evidente stravolgimento rispetto all’originale, scelgo di tradurre are always scenting con sono sempre convinti. Perché più che la dimensione dei sensi (to scent=annusare, fiutare) a me interessa dare l’immagine di un animale che – con la testardaggine tipica dell’inesperienza – si convince di qualcosa che sarà invece la sua rovina.

Nei due versi successivi scoppia il terremoto:

Not here but anywhere. Beyond the wires
Non sia qui ma chissà dove. Ciò che si apre oltre i cavi

Leads them to blunder up against the wires
Contro i cavi li porta a schiantarsi

Questi due versi sono difficili ma decisivi. Non a caso posti al centro della composizione, segnano il confine tra le due quartine ma segnano anche il rovesciamento di percezione da parte dell’autore e auspicabilmente del lettore. Ci sono arrivato solo dopo, quando avevo già completato la traduzione, ma ora mi sembra chiaro che la prima quartina è descrittiva, distaccata, mentre la seconda quartina è lirica, drammatica, coinvolgente. Nella prima ci viene presentata un’immagine rispetto alla quale possiamo anche non provare nulla. Nella seconda capiamo che gli animali protagonisti della poesia sono una metafora dell’umanità. Siamo noi e non possiamo rimanere indifferenti. Ma andiamo con ordine.

All’inizio nessun problema: Not here but anywhere non fa che concludere il verso precedente. Il primo scoglio si apre dopo il punto: Beyond the wires. Qui PL usa beyond (oltre) come sostantivo. FR, in linea con questa scelta, traduce con L’oltre i cavi che a me però piace assai poco. Io cerco di sviluppare, assumendomi la responsabilità della libertà che mi concedo, perché il giovane manzo, per fare quello che poi farà, deve vedere qualcosa che lo attrae. Lo lascio immaginare, senza descriverlo, usando un soggetto più articolato dell’originale (Ciò che si apre oltre i cavi).

Nel verso successivo si presenta un altro problema: PL fa una cosa coraggiosa. Fa rimare una parola con se stessa (wires/wires). FR segue fedelmente lo schema ma il risultato non mi convince. È vero che quella ripetizione c’è già nell’originale, ma in italiano a me sembra funzionare molto meno. Allora scelgo una soluzione alternativa: conservo la ripetizione ma la sposto all’inizio del verso (quasi un’anadiplosi).

Per quanto riguarda blunder scelgo schiantarsi e non posso fare a meno di notare che in inglese blunder significa anche bestialità nel senso di errore grossolano. C’è una sfumatura meravigliosa che purtroppo si perde in traduzione. E ora arriviamo al finale epico (è incredibile la quantità di note che riesce a suonare PL in soli otto versi).

Young steers become old cattle from that day
Quello è il giorno in cui i giovani manzi diventano vecchia mandria

Questo è il verso chiave. Qui la lirica giunge a compimento. La prima volta che ho letto la poesia qui ho sentito un tum!, la solennità di un colpo di timpano nel finale di una sinfonia. Per conservare l’epicità del tono ho scelto di portare l’indicazione temporale all’inizio (Quello è il giorno). Mi sembra che musicalmente l’effetto funzioni. E arriviamo all’ultimo verso:

Electric limits to their widest senses.
Un limite elettrico ai loro sensi più alti.

Qui rispetto all’originale mi concedo due libertà, una più audace dell’altra. La prima, tutto sommato perdonabile, è quella di portare al singolare gli electric limits. Lo faccio semplicemente perché mi sembra che la forma al singolare suoni meglio (e poi, per motivi che non saprei argomentare, Un limite elettrico esprime un senso di severa minaccia più forte. La stessa energia che rilevo maggiormente nella parola tenebra che in tenebre o nella parola abisso che in abissi).

L’altra libertà è costituita dalla consapevole rottura della simmetria tra primo e ultimo verso, forse la violenza più grande che ho compiuto in questa traduzione. La poesia di PL sia apre con widest prairies e si chiude con widest senses. Nella mia versione, invece, le praterie sono grandi e i sensi sono alti. Perché? Perché i sensi non possono essere né vastigrandi. O magari sì, ma mi sembra che non restituiscano il significato che ci vedo io.

A me sembra che in quest’ultimo verso PL riconosca ai suoi young steers una dignità che non è mai apparsa nei versi precedenti. È come se l’autore solo alla fine prenda esplicitamente una posizione. L’avvertire la presenza di un’acqua più pura oltre la recinzione elettrica non era una sfrontatezza di gioventù, era un wide sense, un qualcosa di nobile, quasi eroico, trascendente, alto appunto. Scegliendo di tradurre con due termini differenti ciò che nell’originale è espresso attraverso un solo aggettivo perdo sicuramente qualcosa (la simmetria tra primo e ultimo verso) ma guadagno qualcos’altro: una maggiore precisione di significato.

Mi rendo conto che la mia traduzione è discutibile. La cosa che mi addolora di più è il fatto che nella mia versione il gioco di rime originale ABCD DCBA sia completamente perduto. La mia traduzione è quasi una versione narrativa della poesia di PL. Tutto il mio lavoro è consistito nel conservare l’energia di quei versi a scapito di metrica, rime, simmetrie, etc.

Quello che ho imparato, da questo piccolo esercizio che mi sono autoassegnato, è sicuramente una maggiore stima e ammirazione per i traduttori di poesia.

Philip Larkin (1922-1985)

12 pensieri su “«Wires» di Philip Larkin: un esercizio di traduzione

  1. Quello che hai fatto: “portare l’originale nella mia lingua lasciando però intatti i dispositivi poetici che mi avevano emozionato.” è in fin dei conti quello che fa ogni traduttore, o meglio, è quello che “vorrebbe” fare, visto che, come dici tu nell’analisi della tua traduzione, sei stato costretto a tralasciarne molti. A dire il vero lo fa anche qualsiasi lettore che conosce la lingua dell’originale, con la differenza che il lettore può divagare, può cogliere i sottintesi e le sfumature senza perdere nulla (almeno, nulla di quanto ha colto) mentre il traduttore è costretto a fare delle scelte, a privilegiare qualcosa perdendo a malincuore qualcos’altro. Per questo a me piacciono molto le note di traduzione (non solo in poesia), perché riescono talvolta ad arrivare dove la traduzione non arriva, e così a scavare di più nell’originale, spesso anche più di quanto possa fare un lettore madrelingua.

  2. Una domanda: perché traduci al maschile? Non è detto che quelle bestie non siano invece mucche (o più correttamente – pare – vacche).
    Arrivo al punto. Non sono una femminista della prima ora, ma dei due generi quello che è sempre stato il più “recintato” è stato quello femminile e quello che ha sempre avuto più libertà è stato quello maschile. Poi sicuramente sono esistiti dei “confini elettrificati” anche per gli uomini, ma loro hanno sempre potuto scavalcarli più facilmente ed è considerato un istinto naturale maschile la tendenza a fare ciò che si vuole, mentre nelle donne è considerato un difetto. Le donne hanno dovuto lottare per poter studiare, votare, lavorare e queste sono state conquiste recenti e solo in occidente. Che ne pensi?

    1. Non so. Confesso che mi è venuto automatico tradurre al maschile. Forse perché io sono maschio, forse perché l’autore è maschio, forse perché inconsciamente ho seguito la scelta al maschile dell’altro traduttore.
      Comunque la tua osservazione ha senso.
      È vero anche però che nel mio post dico che per me i “giovani manzi” sono una metafora dell’umanità tutta, e l’umanità è fatta da maschi e da femmine.

    2. Be’, “steer” significa “manzo” o anche “giovenco”; “giovenca” è “heifer”. Probabile che, come dice Federico qui sotto per la sua traduzione, Larkin non abbia voluto fare particolari connotazioni di genere, ma può anche darsi che abbia pensato ai giovani maschi come ai più propensi a essere vivaci e a uscire dalla gabbia. Però quello che dici è vero, basti pensare alla voglia di evasione… di chi?

      I never hear the word “Escape”
      Without a quicker blood!
      A sudden expectation!
      A flying attitude!

      Non sento mai la parola “Fuga”
      Senza un ribollire del sangue!
      Un’improvvisa aspettativa!
      Un dispormi a volare!

    1. Conosco la teoria del “tradurre è un po’ tradire” ma mi è sempre sembrata ingenerosa. Per come la vedo io, chi si preoccupa di portare una poesia in una lingua diversa dall’originale, a principale beneficio di chi la lingua dell’originale non la conosce minimamente, mi sembra che compia un’opera meritoria.

      1. Non vorrei essere frainteso, sono grato a tutti i traduttori e alla loro passione mal riposta e mai citata nella Letteratura italiana (vedere l’ultima polemica su Baricco). Senza la Mazzolani non avremmo amato così tanto la Yourcenar di “Mémoires d‘Hadrien’, senza la Pivano non avremmo apprezzato così appieno “Spoon River Anthology” di Edgar Lee Masters o successivamente De André, e non avremmo ricordato lo stesso Monti per l’Iliade, ed altri ancora, ma ognuno di essi per arrivare a tanto lirismo ha trasportato, nel faticoso lavoro di traslare in un’altra lingua, anche involontariamente, tutta/o se stessa/o, e quindi la propria visione, il proprio bagaglio culturale, le proprie conoscenze del momento, e l’autore, anche se grato, non so quanto ne sia soddisfatto.

        E a proposito di tradimenti:
        “Il traduttore è con evidenza l’unico autentico lettore di un testo. Certo più d’ogni critico, forse più dello stesso autore. Poiché d’un testo il critico è solamente il corteggiatore volante, l’autore il padre e marito, mentre il traduttore è l’amante.” Gesualdo Bufalino, Il Malpensante, 1987

        Lunga vita ai traduttori

  3. Circa 30 anni fa un supplente al liceo ha scritto alla lavagna questa traduzione della poesia:

    Le praterie più ampie hanno recinti elettrici,
    Perchè se i vecchi capi di bestiame sanno che non devono sperdersi
    i giovani vitelli fiutano sempre acqua più pura
    Non qui ma dappertutto. Oltre i confini.

    La loro sete li spinge a cozzare contro i fili
    la cui violenza lacera i muscoli, non dà quartiere.
    Da quel momento i vitelli diventano bestie vecchie
    Limiti elettrici ai loro più ampi sensi.

    Poichè la scrivo a memoria potrei avere fatto qualche errore. Sapete di chi è la traduzione?
    Secondo me è molto fluida ed efficace. Cosa ne pensate

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