Scrittori e cattolici: Davide Rondoni

davide-rondoniTi riconosci nella definizione di “scrittore cattolico” e più in generale cosa pensi di questa classificazione?

Non significa granché. Come nessuna classificazione a priori. Un uomo è cattolico, è peccatore, è amico dei santi, è contemporaneo a Gesù. Poi se fa lo scrittore si vedrà tutto questo, inevitabilmente. Se no non è un buono scrittore, è uno che finge.

Esiste una corrente cattolica nella storia della letteratura italiana? Si può parlare di “romanzo cattolico”?

Per fortuna no. Si può parlare di grandi o buoni o cattivi romanzi scritti da cattolici. Per fortuna il cattolicesimo non è mai una corrente. I fiori del male sono un libro cattolico, e lo è Manzoni. Li metteresti nella stessa corrente?

Come entra il tuo essere cattolico in quello che scrivi? Ritieni di avere qualcosa in più da dire rispetto agli scrittori non cattolici o lo vivi come un vincolo?

Come c’entra lo vede il lettore, io non lo so. Non mi pongo il problema. E non è né un vincolo né un di più. Semmai vedo un protagonista in più nel teatro della storia, che è Cristo. Ma questo non significa avere qualcosa in più da dire in senso qualitativo da dire. È semmai un aumento del materiale drammatico che c’è in scena. Se poi riesci a esprimerlo e a metterlo a fuoco, beh, è un’altra faccenda, ed è quella che conta. Aveva ragione Flannery O’Connor su queste cose.

Essere uno scrittore significa anche entrare in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Se lo scrittore è anche cattolico le cose si complicano o si semplificano?

Beh, dipende. Ci sono cattolici che sono vezzeggiati e curati dall’establishment culturale, altri meno, altri ostacolati. Dipende da quanto scomodo sei. Ma attenzione: il fatto che uno sia cattolico non può mai essere un pretesto per far la vittima. A volte dietro il vittimismo si cela una pigrizia, una pretesa, una troppo alta considerazione di sé. Lavorare e dare in letizia tutto quel che si è ricevuto e quel che si può, anche a costo di ferite e umiliazioni. Il resto non mi interessa. Lo scopo di un artista non è il successo.

Davide Rondoni è nato nel 1964 a Forlì. Ha pubblicato volumi di poesia (tra cui “Il bar del tempo”, Guanda, 1999), narrativa (“I santi scemi”, Guaraldi, 1995; “Hermann”, Rizzoli, 2010) e saggistica (tra cui “Il fuoco della poesia”, Rizzoli, 2008 e “Contro la letteratura”, Il Saggiatore, 2010). Cura programmi culturali per Rai Uno e SAT 2000 ed è editorialista dei quotidiani Avvenire, Il Tempo e Il Sole 24 Ore.

Scrittori e cattolici: di che si tratta | tutte le interviste

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