Scrittori e cattolici: Valter Binaghi

valter-binaghiTi riconosci nella definizione di “scrittore cattolico” e più in generale cosa pensi di questa classificazione?

Intanto è sicuro che esistono dei cattolici. Cominciamo a definire quelli. Cattolico è colui che, oltre a credere ed affermare che Cristo è il principio e il fine dell’umanità, Colui nel quale l’umanità è chiamata alla comunione con Dio, crede che l’unità della fede cristiana sia garantita dallo Spirito Santo nella Chiesa nata dalla tradizione apostolica, la quale non è etnia né ideologia né cultura ma è fatta per ospitare ogni uomo che viene a questo mondo.

In secondo luogo è sicuro che esistono degli scrittori. Definisco scrittore colui che si assume la responsabilità di una comunicazione pubblica non nella labilità della forma orale o radiotelevisiva ma nella scrittura che è garanzia di ponderatezza e di storicità (scripta manent)

Dunque esistono degli scrittori cattolici solo nella misura in cui la pienezza dell’umanità in Cristo è il presupposto implicito o esplicito della loro comunicazione e l’universalità è il loro orizzonte, nel senso che nessun aspetto della condizione umana è escluso dalla loro indagine.

Esiste una corrente cattolica nella storia della letteratura italiana? Si può parlare di “romanzo cattolico”?

Esiste se esistono scrittori cattolici, ma per definizione non ha niente a che vedere con una poetica storicamente determinata o un’esplicita adesione confessionale alla Chiesa Cattolica. La “scrittura” cattolica è una condizione spirituale, e dipende non solo dalle intenzioni ma anche dai risultati. Sono scrittori cattolici sicuramente Dante e Manzoni, ma anche G.K. Chesterton e Mario Pomilio. Ci sono invece dei cattolici le cui velleità letterarie producono solo sciatta narrativa e presunzione ideologica. Comunque, chi si vergogna di Cristo sulla pagina o nei salotti buoni (“nicodemismo”) certamente non è uno scrittore cattolico, come non lo è chi si serve del cristianesimo per contrabbandare una gnosi personale o settaria, magari apertamente avversa alla tradizione apostolica.

Come entra il tuo essere cattolico in quello che scrivi? Ritieni di avere qualcosa in più da dire rispetto agli scrittori non cattolici o lo vivi come un vincolo?

Poiché Cristo mi rivela la natura umana, ritengo di avere qualcosa in più da dire di chi non conosce o rifiuta questa rivelazione. La rappresentazione dell’umano di molta letteratura contemporanea è una caricatura, ma senza ironia: il compiacimento grottesco per le auto amputazioni che la post-modernità rinnegando Cristo si è inflitta. Da questo punto di vista, indipendentemente dal talento stilistico, è cattiva pedagogia prima che cattiva letteratura. Del resto il disconoscimento del carattere pedagogico (formativo in senso lato) dell’arte fa parte delle caratteristiche di una civiltà in declino. Questa letteratura avvilente e nichilista è molto lontana dalla sensibilità del lettore medio, che in effetti se ne discosta e ripiega sulla cosiddetta letteratura di genere: narrativa senza pretese letterarie, ma capace almeno di intrattenere. Nascono infiniti dibattiti sul fatto che in Italia si legge poco e male, e la conclusione è sempre che l’italiano è più buzzurro della media europea. Mai a nessuno viene in mente (e come potrebbe accadere, sulle pagine culturali di Repubblica?) che forse il difetto è nel manico: è il cattivo scrittore che fa scappare i lettori. Per quel che mi riguarda, preferisco sicuramente trecento pagine di Salgari o Liala a un capitolo di Piperno se devo leggere per forza ma, appunto, leggere non è un obbligo né un merito di per sé.

Essere uno scrittore significa anche entrare in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Se lo scrittore è anche cattolico le cose si complicano o si semplificano?

Si complicano e molto, specialmente in Italia. Non con i lettori, ma con l’ambiente editoriale, giornalistico e accademico, che è egemonizzato da una cultura post-marxista, svuotata del suo contenuto originariamente propulsivo, ridotta alle rendite di posizione di un paio di generazioni di reduci che hanno occupato militarmente case editrici, giornali e università, condizionando largamente il senso comune dei media. Oggi per i più cattolico è sinonimo di autoritario, retrogrado, sessuofobo. Ma questa è la caricatura del cattolicesimo fornita dall’intelligentja dominante: gente come Eco, Scalfari e Augias, per intenderci. Fa parte della storia d’Italia una spartizione fra destra e sinistra, dove per cinquant’anni alla prima è andato il potere reale, alla seconda l’egemonia ideologica. Non finirà finché gli ultimi rappresentanti della generazione che ha stretto questo patto sciagurato non saranno usciti di scena. I loro eredi giovani sono scrittorini ed editor senza nerbo, arruolati all’ideologia dominante per convenienza più che per fede, si ricicleranno facilmente in un orizzonte più plurale anche se i risultati resteranno concettualmente modesti, come nel caso dell’ultima icona prodotta dai media di sinistra, Roberto Saviano.

Valter Binaghi (1957-2013), scrittore, musicista e insegnante di filosofia e storia, da giovane si è occupato di controcultura come redattore della rivista “Re Nudo”. Ha pubblicato una decina di romanzi tra cui “I tre giorni all’inferno di Enrico Bonetti, cronista padano” (Sironi, 2007), “Devoti a Babele” (Perdisa Pop, 2008) e “Melissa. La donna che cambiò la storia” (Newton Compton, 2012). Con Giulio Mozzi ha scritto “10 buoni motivi per essere cattolici” (Laurana, 2011).

Scrittori e cattolici: di che si tratta | tutte le interviste

2 pensieri su “Scrittori e cattolici: Valter Binaghi

  1. quanto astio nei confronti della sinistra laica… da buon cristiano forse dovrebbe accettare che ognuno è libero anche di rifiutarlo, il Cristo imposto per questioni geografiche e storiche, a tutti gli italiani. ognuno è libero di peccare, no? o bisogna tutti per forza credere a qualcosa che probabilmente neanche esiste?

    1. @Giorgio
      Da quanto so, Valter Binaghi proveniva proprio dal mondo della sinistra. Voglio pensare che parlasse sapendo quel che diceva.
      Su Cristo: si può credere o non credere che fosse il figlio di Dio. Sul fatto che sia esistito direi che non ci sono dubbi.

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