Scrittori e cattolici: Mariapia Veladiano

mariapia-veladianoTi riconosci nella definizione di “scrittrice cattolica” e più in generale cosa pensi di questa classificazione?

Non mi riconosco. Scrivo e in quel che scrivo passa l’ascolto della vita così come mi appartiene, da persona che crede. Come capita allo scrittore che non crede o che è agnostico. E nessuno parla di “scrittori agnostici” o “scrittori atei”. E poi ci sono infiniti modi di essere agnostici o atei o cattolici. Nell’immaginario collettivo poi questa classificazione è di sicuro fuorviante. Offre una scorciatoia interpretativa, ammiccante se il lettore è cattolico, respingente se non lo è.

Esiste una corrente cattolica nella storia della letteratura italiana? Si può parlare di “romanzo cattolico”?

Esistono moltissimi autori che hanno scritto a partire da un immaginario cattolico, o semplicemente a partire da una cultura in cui il cattolicesimo ha un ruolo di costruzione enorme. In questo dibattito sono stati citati Dante e Manzoni e siamo d’accordo. Io sono vicentina: credo che Piovene in questo senso sia più cattolico di Fogazzaro. E Virgilio Scapin ancora di più. Non c’è pagina sua che non faccia da specchio a questo mondo. E certo non era credente. Detto questo, no, non credo proprio che si possa parlare di “romanzo cattolico”.

Come entra il tuo essere cattolica in quello che scrivi? Ritieni di avere qualcosa in più da dire rispetto agli scrittori non cattolici o lo vivi come un vincolo?

Qualcosa in più proprio no. C’è un orizzonte personale di sentimenti e conoscenze che entrano nella scrittura e di sicuro il fatto di essere credente ha parte in questo orizzonte. Certo poi può capitare che un romanzo costruisca la storia proprio intorno a temi anche teologici. È il caso del mio secondo libro appena pubblicato, Il tempo è un dio breve. Si parla di amore e dolore innocente, è un tema teologico. E quindi i personaggi ne discutono. Ma da un lato le parti più teologiche sono affidate ai dialoghi con un bambino, volutamente, perché l’interrogare bambino è pre-religioso, e dall’altro tutti i personaggi che dichiarano di credere, di fatto si interrogano a partire dalla sponda della loro comune umanità. Il credere non preserva dal dubbio di ogni uomo sul bene, sul male, sulla vita.

Il fatto di avere scritto un romanzo ad argomento più direttamente teologico non significa proprio che ce ne sarà un altro dello stesso tipo ovviamente. La maggior parte di quel che ho scritto riguarda la crudeltà dell’universo maschile, per dire. A questo sto lavorando.

Essere una scrittrice significa anche entrare in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Se la scrittrice è anche cattolica le cose si complicano o si semplificano?

Né l’uno né l’altro. La mia fede è conosciuta ma scrivo per i giornali più diversi. Credo davvero che conti nulla. Interessa quel che si scrive.

Mariapia Veladiano è nata a Vicenza nel 1960. È laureata in filosofia e ha la Licenza in teologia. Ha insegnato italiano e storia per più di vent’anni in un istituto professionale di Bassano del Grappa. Ora è preside a Rovereto. Collabora con “Il Regno” e “Repubblica”. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo “La vita accanto” con Einaudi Stile Libero. Nel 2012 è uscito il secondo, “Il tempo è un dio breve”, ancora con Einaudi Stile Libero.

Scrittori e cattolici: di che si tratta | tutte le interviste

2 pensieri su “Scrittori e cattolici: Mariapia Veladiano

  1. Caro Federico,
    leggo con interesse le interviste che stai raccogliendo e ti dico che sono d’accordo con gli scrittori che definiscono l’essere “scrittore cattolico” una definizione standard, un po’ come accade nei telegiornali quando alcuni politici vengono definiti “cattolici” a sproposito.
    Io ho letto con ammirazione uno dei più grandi scrittori cattolici di cui è difficile reperire libri nel nostro paese: jan Dobraczynski. Ecco, quando scrivo il mio riferimento è a questo grande uomo e scrittore.
    Mi piacerebbe leggere le interviste tutte insieme, magari raccolte in volume. Non si sa mai si riesca a sfatare il tabù pregiudiziale che equivale a dire: scrittore (per di più) cattolico – prete mancato o quasi suora – ergo: due palle di libro.
    Grazie.

    Danilo Gentilozzi

    1. Grazie, Danilo.
      Sull’idea di raccogliere in volume queste interviste: non avevo (e non ho) l’ambizione di costruire un’indagine organica su questo tema. Davvero per ora mi interessa soprattutto mettere insieme un po’ di materiale e rifletterci su con calma.
      Vedrò in futuro cosa farne.
      Un saluto.

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