Quel paraculo di Stoner

stoner

Niente è più di moda oggi che leggere Stoner di John Williams, uscito in sordina negli Stati Uniti nel 1965, poi ripubblicato con maggior successo nel 2006 e ora approdato in Italia nell’edizione di Fazi. Mi accodo anch’io, incuriosito da tanto clamore. Mi attrae la non-storia di questo non-personaggio. Questo mi aspetto di trovare, basandomi su quello che dice chi ha letto il romanzo. Ma, dopo la mia lettura, la mia opinione è un po’ diversa da quella comune.

Voglio allora proporre un rapporto di minoranza, un’eterodossa ipotesi di interpretazione. Insomma, per andare al sodo, ma non sarà che questo Stoner anziché un Oblomov americano non è altro che un paraculo? (Dal dizionario Hoepli on line: paraculo = region., volg. Chi, che è opportunista e agisce per il proprio tornaconto, per lo più senza dare nell’occhio).

Insomma: Stoner nasce figlio di braccianti, i quali lo mandano all’Università perché prenda la laurea in agraria e dia loro una competente mano nei campi e invece scopre che la sua vocazione è la letteratura (si sa, la terra è bassa) e senza troppa fatica completa gli studi e diventa docente. Si innamora di una ragazza e, zac!, riesce a sposarla. Quando il suo matrimonio entra in crisi, si innamora di una collega, e zac!, questa gli si butta al collo senza problemi. Quando la loro relazione verrà scoperta, mettendo a rischio la carriera e la presentabilità sociale di Stoner, sarà l’amante a sacrificarsi, a dare le dimissioni e lasciare la città. Sul lavoro Stoner ha un antagonista, il professor Lomax, ma alla fine riesce a batterlo in ogni schermaglia. (Il primo round, quando Lomax si impunta per promuovere un suo pupillo in modo del tutto immeritato, lo perde, è vero, ma Stoner ne esce a testa alta, non ritrattando la sua contrarietà, e trovando poi il modo di prendersi qualche rivincita).

Scrive Peter Cameron nella postfazione che, quando leggiamo le vicende di cui è protagonista Stoner, «ci prende un desiderio così disperato di vedere quest’uomo dominare le forze esiziali della sua vita e ogni volta che vi soccombe il lettore ne resta amareggiato». Ma io ho avuto l’impressione che Stoner non soccomba mai. Solo la malattia riesce a fermare il nostro loser apparente. Eppure, anche nella tragica fase finale della sua esistenza, Stoner riesce comunque a mettere a segno un’altra vittoria, riconciliandosi con la moglie Edith e con sua figlia Grace.

Insomma, se vi piacciono le storie di falliti lasciate perdere Stoner e leggete Richard Yates.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...