Chesterton: vogliamo il bis

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«Solo chi considera sacra la famiglia ha sempre un criterio e una posizione sicuri da cui poter criticare lo Stato». È una delle molte frasi di Gilbert K. Chesterton che ho appuntato ieri mentre assistevo all’incontro Chesterton e quell’avventura chiamata “Famiglia”, terzo appuntamento dedicato allo scrittore inglese e organizzato, come i precedenti, nella sede di Civilità Cattolica, a Roma, in cooperazione con il Chesterton Institute for Faith and Culture (Seton Hall University, New Jersey) e l’Associazione culturale BombaCarta.

La chestertoniana di casa, in realtà, è mia moglie. Io ho provato a leggere qualche opera di narrativa di questo autore, ma non mi ha mai emozionato molto. Come polemista, intellettuale, critico dei costumi, difensore del Cristianesimo e pensatore tout court, invece, l’ho sempre trovato strepitoso. Ha quell’intransigenza gioiosa, che possiede solo chi ha una fede certa e serena, contro la quale è inutile opporre resistenze.

Padre Ian Boyd e il professor Dermot Quinn hanno proposto due approfondimenti del binomio Chesterton e famiglia, mentre Sabina Nicolini, della Società Chestertoniana Italiana, ha portato un video girato da lei quando è andata a curiosare nella casa di Beaconsfield, a pochi chilometri da Londra, nella quale Chesterton ha trascorso gli ultimi anni della sua vita (Chesterton era solito dire che “Londra è uno dei più bei sobborghi di Beaconsfield“). Molto divertente è stato l’intervento di Masolino D’Amico che ha letto un breve passo del diario di sua nonna, quando Chesterton e consorte andarono in visita a casa di suo nonno, il celebre Silvio D’Amico. Ne è uscito fuori ancora una volta il ritratto di un uomo chiassoso e gaudente, che sono due doti che a ogni buon cattolico non dovrebbero mai mancare, per come la vedo io.

Ci sarebbe un gran bisogno di un altro Chesterton oggi, in questi tempi così dominati dall’ideologia del pensiero unico e politicamente corretto (anche se, a quanto pare, l’Inghilterra d’inizio Novecento non era poi così diversa dall’Italia di oggi). Ehi, da lassù, ce ne mandate un altro?

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Da Eretici, 1905:

Gli scrittori moderni i quali, in modo più o meno diretto, hanno insinuato che la famiglia è un’istituzione dannosa, si sono solitamente limitati a insinuare, con molta acredine, amarezza o pathos, che forse la famiglia non è sempre così armoniosa. Naturalmente la famiglia è una bella istituzione proprio perché non è armoniosa. È sana perché contiene così tante discrepanze e diversità. Come dicono i sentimentalisti, è come un piccolo regno e, come quasi tutti gli altri piccoli regni, si trova solitamente in uno stato simile all’anarchia. È proprio perché nostro fratello George non è interessato ai nostri problemi religiosi ma al Trocadero Restaurant che la famiglia ha alcune delle qualità corroboranti della comunità. È proprio perché lo zio Henry non approva le ambizioni teatrali di nostra sorella Sarah che la famiglia è come l’umanità. Gli uomini e le donne che, per ragioni giuste e sbagliate, si ribellano alla famiglia, si ribellano semplicemente, per ragioni giuste e sbagliate, al genere umano. Zia Elisabeth è irragionevole, come il genere umano. Papà è nervoso, come il genere umano. Il nostro fratellino è irrequieto, come il genere umano. Il nonno è stupido, come il mondo; è vecchio, come il mondo.

[…]

Il modo migliore in cui un uomo può saggiare la sua prontezza a incontrare la comune varietà del genere umano sarebbe calarsi giù dal camino di una qualsiasi casa e cercare di andare il più possibile d’accordo con chi la abita. Ed è essenzialmente ciò che ognuno di noi ha fatto il giorno in cui è nato.

5 pensieri su “Chesterton: vogliamo il bis

  1. Può sembrare una stranezza che l’opera narrativa non ti abbia emozionato molto quanto la saggistica.🙂
    Quasi sempre la sua narrativa è ricca di polemica e a tratti sembra di leggere Eretici o Ortodossia anche tra le righe di Padre Brown o dell’Osteria Volante o della Sfera e la Croce. Ho conosciuto Chesterton a partire dai suoi saggi, ma aldilà di una sfegatata stima nei suoi confronti non andavo. Il colpo di fulmine vero e proprio ce l’ho avuto con un romanzo: Uomovivo. Non ho mai letto libro in vita mia che mi abbia fatto piangere dalla felicità di essere vivo, esistente, quanto questo. Più andavo avanti a leggerlo e più mi commuovevo e ringraziavo Dio di aver creato un uomo così grande, in tutti i sensi, che sapesse scrivere quelle cose in quel determinato modo. Dopo averlo finito, per un paio di giorni mi sentivo qualcosa in petto, una voglia matta di vivere, di fare le scale quattro a quattro, di entrare in casa dal camino…
    Consiglio vivamente la seconda edizione di Uomovivo della Morganti per l’ottima traduzione.

  2. “Uomovivo” sta per uscire con Lindau in nuovissima traduzione (curata dalla bravissima e meravigliosa Annalisa Teggi). Da non perdere!

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