Ferrettiana

VI.
(le altre parti: I, II, III, IV, V)

occhi-di-ferretti

 
 
 
 
Cattolico-romano cuorcontento / nel tempo dello smarrimento.
(PGR, «Cronaca del ritorno»)

Che Ferretti fosse cattolico io lo avevo sempre immaginato. Fin dai primi ascolti dei CCCP, in cui – come si è detto in precedenza – le evidenze erano maggiori che nei CSI. Se da un lato ora scattava un po’ di empatia in più, adesso che nel frattempo cattolico ero tornato ad esserlo anch’io, alla fine la cosa mi lasciava abbastanza freddo proprio perché, tornando, avevo capito ancora meglio cos’era il cattolicesimo: un grande zoo dove ci potevi trovare qualunque cosa. Il cattolico praticante e quello non praticante, il simpatizzante e il dissidente, il cattolico adulto e il cattolico bambino, il cattocomunista e il cattofascista. Se chi ti parla ti dice di essere un cattolico in pratica non ti ha detto nulla. Devi avere la pazienza di scavare un po’, per cercare di capire un po’ meglio che razza di cattolico hai di fronte.

Così, quella sera di novembre del 2006, quando vidi che l’ospite di Otto e mezzo era proprio GIovanni Lindo Ferretti mi misi lì buono a guardare la tv con appena un po’ di curiosità. Certo, era buffo vedere Ferretti intervistato da Giuliano Ferrara – uno dei giornalisti più odiati dalla sinistra – e da una Ritanna Armeni un po’ a disagio tra i due. Ma non fu tanto quello che disse Ferretti in quella occasione (tutto già noto ormai, anche se il suo coming out cattolico in prima serata fu l’inizio della fine per una buona parte dei suoi fan), quanto il modo in cui lo disse.

ferretti-a-otto-e-mezzo

Sono cose che è difficile spiegare, ma io quella sera capii che Ferretti era sincero e che – al di là di qualunque opportunità contingente (certo, c’era un libro da promuovere…) – il suo percorso di riavvicinamento, il suo “ritorno a casa” come cominciò a chiamarlo fin da allora – era autentico.

Ferretti in televisione sarebbe poi andato raramente. Ma ogni volta avrebbe detto cose, almeno per me, memorabili. Riporto un paio di dichiarazioni. La prima al TGR di Rai Tre, nel 2007:

Io non temo niente. Voglio dire, i miei vecchi non hanno temuto il nazifascismo, io non è che temo i debolisti o gli scientisti. Per quello che succederà, ognuno di noi farà quello che è giusto. E se farà quello che è sbagliato, chiederà perdono a Dio e agli uomini. La vita è troppo bella e troppo complessa perché possa stare qua a preoccuparmi troppo.

E questa, bellissima, nientemeno che a Chiambretti Night, sui Italia Uno, nel 2009.

Prima il nemico era il Papa. Poi con Giovanni Paolo II ci fu l’attentato al Papa, quindi essendo una vittima non poteva più essere un carnefice, perché la sinistra è binaria: tu non puoi essere le due cose insieme. Per cui si doveva trovare un altro colpevole, un altro carnefice, e venne identificato nel cardinal Ratzinger. […] Io chiedevo a tante persone: “Ma chi cazzo è ‘sto Ratzinger, che tutti ne parlano male? Che cosa ha fatto?”. Nessuno mi sapeva dire niente, perché ovviamente la maggior parte di noi ha un rapporto fiduciario con il mondo, non è che va verificare, per cui se il tuo giornale dice che il cardinale è un infame tu non andrai mai a leggere quello che dice il cardinale. […] Io entrai in una libreria cattolica e chiesi: “Questo cardinal Ratzinger non ha mai scritto qualcosa che io possa leggere?”. Il commesso mi rispose: “Ha scritto molto in latino, moltissimo in tedesco, ha scritto anche qualche libro in italiano per il grande pubblico” e da lì partì questo amore per un pensiero.

Io non mi aspetto che le masse si convertano per quello che dice Ferretti, ma quello che racconta Ferretti a proposito di Ratzinger è sorprendente. In questo aneddoto io ci ritrovo quell’amore per la conoscenza, quella volontà ferrea degli studiosi, che Ferretti aveva all’epoca dei CCCP e che aveva un po’ smarrito nell’era CSI. In un racconto come questo io ritrovo il Ferretti intellettuale, di cui cominciavo a sentire la mancanza. Il passaggio sul rapporto fiduciario con il mondo che ha la maggior parte di noi andrebbe insegnato nelle scuole, ma qui il punto ci porterebbe lontano.

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Tornando alla musica, il 2009 è anche l’anno di Ultime notizie di cronaca, ultimo album dei PGR, ultimo in tutti i sensi perché prima dell’uscita del disco il gruppo specifica che si tratta del loro canto del cigno. La creatura ha terminato il suo ciclo di mutazioni, CCCP-CSI-PGR. Da qui in poi liberi tutti: Maroccolo sempre più impegnato come produttore discografico, Canali con i suoi Rossofuoco e Ferretti rifugiato sui monti a distillare sporadici progetti solisti. Senza tirarla troppo per le lunghe, Ultime notizie di cronaca è un capolavoro. Probabilmente uno dei dischi più belli tra tutti i quelli composti dalle varie compagnie che si sono radunate intorno a Ferretti. Un’energia che non si sentiva dai tempi dei CCCP, una vivacità compositiva invidiabile, idee melodiche su idee melodiche (grande davvero qui il lavoro di Maroccolo e Canali), il ritorno, ora commovente, della batteria elettronica, una tenuta incredibile (non c’è un pezzo debole in tutto il disco), testi che tornano a essere potenti senza essere ostili, un finale col botto, Cronaca divina, con la chitarra atea di Giorgio Canali che urla sotto le parole devote di Giovanni Lindo Ferretti. Non potevo augurarmi finale più epico per questa avventura.

pgr-2009

Poco prima dell’uscita del disco, non ricordo più su quale sito, esce in anteprima Cronaca di guerra II, un estratto dell’album che lascia presagire la bellezza dell’intero lavoro. Invio subito il link a un mio amico, ferrettiano della prima ora e adesso un po’ a disagio dopo la svolta cattolica. Mi risponde che ha iniziato a sentire il pezzo, ma è stato più forte di lui: non è riuscito ad arrivare alla fine. Qualche mese dopo, dallo stesso amico mi arriva un SMS: «Più lo ascolto più penso che Ultime notizie di cronaca sia uno dei tre o quattro dischi più belli di tutte le formazioni di Lindo». La bellezza di quel lavoro ha prevalso sui pregiudizi iniziali (merito anche del mio amico che non si è arreso al primo tentativo, ma, ferrettianamente, ha preferito non avere un “rapporto fiduciario” con i suoi gusti…).

All’epoca sono anche su Facebook. Tra i tanti status scrivo anche che sto per accingermi ad ascoltare l’ultimo disco dei PGR. Mi rispondono un paio di amici sfottendomi un po’: “Dì la preghierina”, “Preparata l’acquasantiera?”. Poi, dopo qualche settimana, trovo tra gli status di uno di loro la frase “Ultime notizie di cronaca in ascolto a rotazione. Non riesco a smettere”. Di nuovo, la bellezza vince il pregiudizio.

(continua)

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