Ferrettiana

VII.
(le altre parti: I, II, III, IV, V, VI)

occhi-di-ferretti
Da quando sono diventato uno stronzo reazionario, i figli dei miei amici mi vogliono un bene esagerato perché io mi rapporto a loro come a delle persone e ho scoperto che sono l’unico che si mette a discutere con loro dicendo: guarda che tu stai sbagliando tutto, rispetto a questo e rispetto a questo. Hanno attorno una comunità o inesistente o servile.
(Giovanni Lindo Ferretti, Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, Roma, 3 maggio 2013)

Che poi a me Ferretti non sta neanche particolarmente simpatico. Mi sembra importante chiarirla questa cosa, ora che siamo giunti all’ultima puntata di questa Ferrettiana. Non è un mio idolo (forse lo era vent’anni fa, ma mi auguro di aver superato da tempo l’età in cui si seguono gli idoli), è una persona che mi sembra necessaria, è una delle poche sbandate artistiche che ho preso a vent’anni e di cui non mi devo vergognare, è uno dei pochi intellettuali e artisti che non ha contratto la febbre qualunquista di cui è ammalato il nostro tempo. Poi, per il resto, mi è capitato da pensare spesso che la condizione di eremita è un lusso che non tutti possono permettersi e la vita in montagna, i cavalli, sono aspetti che mi lasciano indifferente.

Quest’anno ad esempio è uscito il suo ultimo disco da solista, Saga. Il canto dei canti. lavoro ibrido, colonna sonora di uno spettacolo equestre, “opera rock”, se ha ancora senso questa etichetta. Libretto di Ferretti su musiche di Lorenzo Esposito Fornasari il quale tutto sommato esce a testa alta da un’impresa non facile: quella di scrivere una partitura che metta insieme le parti cantate in latino con quelle più leggere. Un lavoro che se fosse il primo di una serie potrebbe anche essere salutato come un promettente esordio di un nuovo corso ferrettiano, ma che resterà invece con ogni probabilità un episodio isolato.

GiovanniLindoFerretti_Saga

Ci sono, in questo disco, cose che mi piacciono di più, altre di meno (ad esempio le parti recitate, che già mi avevano convito assai poco nel precedente live solista A cuor contento).

ferretti-a-cuor-contento

Il mio amico Fabrizio dice che «Ferretti ha sostituito il comunismo con i cavalli, lo stesso entusiasmo». A me sembra un’interpretazione troppo semplicistica. Ma il verbo “sostituire” introduce un tema che va affrontato: è possibile che Ferretti abbandoni il cattolicesimo? Ovviamente mi auguro di no, ma soprattutto penso di no.

L’incontro che Ferretti ha tenuto a Roma presso la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri il 3 maggio scorso (e che mi ha finalmente fatto trovare la determinazione per scrivere questa Ferrettiana che mi ronzava in testa da un bel po’ di tempo) mi ha fortificato in questa convinzione. Così come era accaduto quel novembre del 2006 quando lo avevo visto in TV a Otto e mezzo, anche stavolta avevo davanti un Ferretti quanto mai sereno e pacificato. A differenza di quanto accade di solito con i “convertiti”, Ferretti non usa il suo cattolicesimo ritrovato come un’arma.

ferretti-roma-3-maggio-2013

Un percorso compiuto in età matura, con lucidità, difficilmente può essere rinnegato dall’oggi al domani. Sono le scelte che fai a vent’anni quelle che ti può capitare di dover rivedere in fretta e furia, non quelle che fai a cinquant’anni.

Finisco qui questa Ferrettiana. So di aver tralasciato molte cose. Non ho parlato per niente dei progetti Litania con Ambrogio Sparagna e Iniziali BCGLF con Giorgio Barberio Corsetti. Non ho parlato dei due libri di Ferretti, che pure ho letto, ReduceBella gente d’Appennino, né della rubrica che per due anni ha tenuto sulle pagine di Avvenire. Ho mischiato aneddoti personali a recensioni musicali. Ho messo un po’ d’ordine tra i ricordi. Mentre scrivevo le varie puntate di Ferrettiana ho guardato su YouTube tutte le interviste a Ferretti che sono riuscito a trovare e ogni volta più che quello che diceva quest’uomo mi colpiva il modo in cui lo diceva. Ogni volta pensavo alle persone che ho conosciuto in questi anni e che hanno seguito il lavoro di questo artista e mi chiedevo, ogni volta, quale sarà stata la loro reazione alle nuove prese di posizione di Ferretti. Continuo a credere che chi dichiara così sinceramente quel che dichiara non può essere liquidato come un impostore (e, soprattutto, quale guadagno si trae oggi a dichiararsi cattolici?). Ai detrattori resta in mano solo l’argomento della follia, che infatti viene agitato largamente. Oppure è tutto sorprendentemente vero.

Nell’incontro del 3 maggio scorso, Ferretti si è autodefinito uno “stronzo reazionario”. Ma la realtà è più complessa delle parole e, se è comprensibile il sottile piacere che un individuo che ha compiuto il suo percorso provi nel dire in pubblico una cosa del genere, la verità è che come tanti anni fa l’etichetta di “fedele alla linea” proponeva, esagerandola, un’adesione a un principio, oggi l’etichetta di “stronzo reazionario” serve a definire, caricaturalmente, il libero uso della propria ragione.

Quando siamo usciti, tra il pubblico che lasciava la platea ho sentito un ragazzo, molto giovane, che diceva ai suoi amici: «Però, se ci pensi ha ragione». Quella sera Ferretti ha parlato di molte cose, ha esaminato il passato (suo e di chi lo circondava), ha criticato l’uso ideologico della giovinezza, ha parlato di Chiesa, di Dio e di uomini, ha raccontato aneddoti della sua carriera musicale. Difficile dire a cosa si riferisse il ragazzo. Ma mi è sembrata una frase ottima per riassumere il senso di quella serata e più in generale tutto il percorso di questo artista. È confortante sapere che, nei tempi isterici che stiamo attraversando, c’è da qualche parte sulle montagne uno “stronzo reazionario” che invita a pensare.

(fine)

5 pensieri su “Ferrettiana

  1. beh, grazie davvero.
    Mi sa che manca un apostrofo: “ho messo un po d’ordine tra i ricordi”. Un vizietto trasmesso da Mozzi.

  2. Lessi una sua recensione ad un libro ( quello sul Giappone di Claudio Giunta ), nella quale Mozzi trovò due refusi clamorosi ( a detta sua ), di quelli difficili da trovare. Io in effetti ne avevo trovato solo uno. E quindi adesso leggo anche con l’occhio attento a queste cose, e mica lo so se è un bene…

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