Scrittori e cattolici: Giovanni Cocco

Riprende, dopo una pausa di alcuni mesi, il mio ciclo di interviste Scrittori e cattolici. Si riparte con Giovanni Cocco che con il suo romanzo “La Caduta” edito da Nutrimenti si è classificato al terzo posto dell’edizione 2013 del Premio Campiello. (FP)

giovanni-cocco

Ti riconosci nella definizione di “scrittore cattolico” e più in generale cosa pensi di questa classificazione?

No. Per uno che detesta le etichette, gli steccati e le classificazioni l’espressione scrittore cattolico non significa nulla. Quando utilizzo la parola “cattolico” (e succede sempre più spesso) lo faccio per due motivi: primo, per marcare una differenza rispetto a ciò che mi circonda e cioè l’impegno ostentato, esibito e autoproclamato da tanti coetanei, sempre e solo in un unica direzione; secondo, per riassumere, in una parola, il coté da cui provengo. Che non per questo mi appartiene, nella stessa misura in cui io non appartengo a lui, ma che è stato determinante nel mio processo di formazione. In questo senso la parola cattolico potrebbe essere sostituita da almeno altre venti. Quanto alla mia collocazione ideologica o politica, essa, ammesso che ve ne sia una, non attiene in alcun modo a ciò che scrivo.

Esiste una corrente cattolica nella storia della letteratura italiana? Si può parlare di “romanzo cattolico”?

Non lo so e non mi interessa e la premessa alla prima risposta (quella relativa alle classificazione, o meglio, alla non classificazione) vale anche per questa. Rimane un fatto che autori come Pomilio, Coccioli, Pontiggia e Testori sono stati emarginati, talvolta in vita e spesso dopo la morte, in luogo di autori meno significativi. Quanto alle ragioni, non sto più a chiedermele da tempo.

Come entra il tuo essere cattolico in quello che scrivi? Ritieni di avere qualcosa in più da dire rispetto agli scrittori non cattolici o lo vivi come un vincolo?

Data la premessa mi pare inutile rispondere. Aggiungo che scrittore cattolico è un’espressione priva di senso come quella di “scrittore gay” o “scrittore zingaro” o “scrittore locale”. Uno o è scrittore o non lo è affatto.

Essere uno scrittore significa anche entrare in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Se lo scrittore è anche cattolico le cose si complicano o si semplificano?

Che cosa l’etichetta appiccicata addosso comporti, di questo non ho idea. Mi limito a osservare che le sole richieste di collaborazione arrivate (e subito respinte al mittente) in questi mesi sono arrivate da testate classificabili come “di destra”. Sempre che queste distinzioni, oggi, abbiano ancora senso. E sempre che la cosa, ne dubito, freghi davvero a qualcuno. Non certo a me.

Giovanni Cocco è nato a Como nel 1976 e vive a Lenno, sulla sponda occidentale del Lario. Prima di dedicarsi all’editoria ha svolto i lavori più disparati. Ha pubblicato “Angeli a perdere” (No Reply, 2004), “La Cadut”a (Nutrimenti, 2013, Premio Selezione Campiello) e “Ombre sul lago” (Guanda, 2013, in coppia con Amneris Magella). I suoi libri sono in corso di traduzione in 10 paesi.

Scrittori e cattolici: di che si tratta | tutte le interviste

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