Piuttosto che: non è forma, ma significato

piuttosto-che

Una breve nota sull’uso ormai inarrestabile del piuttosto che con valore disgiuntivo. Continuo a pensare che non sia una questione di purezza della forma, ma un problema di significato.

Se scrivo po’ con l’accento anziché con l’apostrofo commetto un errore di ortografia, ma il senso della frase resta chiaro (“Oggi va un pò meglio, grazie“).

Con il piuttosto che disgiuntivo, invece, il rischio di incomprensione c’è:

Come secondo cucinerò il pollo piuttosto che la sogliola.

Fino a qualche anno fa, la frase qui sopra poteva essere interpretata in un modo solo: “posso cucinare sia il pollo che la sogliola e scelgo il pollo”. Oggi questa frase potrebbe significare anche: “posso cucinare sia il pollo che la sogliola, le due ipotesi si equivalgono e ancora non ho scelto cosa cucinare”. Non sapendo se chi parla sta usando il piuttosto che con valore disgiuntivo o avversativo, non abbiamo appigli per interpretare con certezza il significato della frase.

Già nel 2002, un articolo dell’Accademia della Crusca metteva in guardia contro i potenziali rischi di questo uso disgiuntivo del piuttosto che nella stesura di testi scientifici o manuali tecnici.

Propongo, a chi si ostina in questo senso, di trovare un modo per dichiarare il valore disgiuntivo, magari alzando il sopracciglio, come nei segni della briscola, oppure oscillando il bacino tipo hula hoop. Nella scrittura, si potrebbe inserire una barra retroversa (“piuttosto\che“). Insomma, come sempre, l’importante è capirsi.

6 pensieri su “Piuttosto che: non è forma, ma significato

  1. Sono nato a Torino e poi, durante l’adolescenza, la mia famiglia si è trasferita a Genova. E né a Torino né a Genova ho sentito utilizzare il “piuttosto che” al posto di “o”. Quando per lavoro, a fine anni Ottanta, mi sono trasferito a Milano, ho invece immediatamente notato questo utilizzo, tanto stridente, per me, che all’inizio faticavo a comprendere immediatamente il senso di alcune frasi.
    Lo avevo però classificato come una deformazione dialettale.

  2. Sai che dalle mie parti esiste il detto “piutost gnint, mei piutost”.. Piuttosto che niente meglio piuttosto.
    A mio parere rende bene, la Romagna è terra ‘rustica’ ma indubbiamente è tutto lasciato all’interpretazione, di purezza di significato nemmeno l’ombra!

  3. Sono veramente contraria anche io; quello che però chi studia la linguistica impara è che la lingua è dell’uso, dei parlanti, e si trasforma continuamente senza seguire, il più delle volte, spinte razionali (o ragionevoli). Si trasforma spesso per moda, per tendenza, e la moda, come diceva l’eccelso Giacomo Leopardi, è figlia della Nullità.
    Eppure non possiamo opporci: la linguistica è descrittiva e mai normativa. Osserviamo e non dettiamo legge, non ci compete (purtroppo o per fortuna?).

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