Scrittori e cattolici: Eraldo Affinati

Eraldo AffinatiTi riconosci nella definizione di “scrittore cattolico” e più in generale cosa pensi di questa classificazione?

Non mi riconosco in questa classificazione. Credo che, dal punto di vista letterario, non sia particolarmente significativa.

Esiste una corrente cattolica nella storia della letteratura italiana? Si può parlare di “romanzo cattolico”?

Prendiamo Alessandro Manzoni, dichiaratamente cattolico. Eppure se definissimo i Promessi sposi  un “romanzo cattolico” ne ridurremmo, con ogni evidenza, la portata. Sarebbe come leggere quest’opera  attraverso una lente deformante.

Come entra il tuo essere cattolico in quello che scrivi? Ritieni di avere qualcosa in più da dire rispetto agli scrittori non cattolici o lo vivi come un vincolo?

Credo di avere una sensibilità religiosa. Per questo, ad esempio, ho scritto un libro su Dietrich Bonhoeffer.

Essere uno scrittore significa anche entrare in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Se lo scrittore è anche cattolico le cose si complicano o si semplificano?

Dipende da come quello scrittore si pone nei confronti della realtà in cui vive.

Eraldo Affinati è nato a Roma nel 1956. Fra i suoi libri, quasi tutti pubblicati da Mondadori, ricordiamo “Bandiera bianca”, “Campo del sangue”, “Un teologo contro Hitler,” “La città dei ragazzi”, “Berlin”, “Peregrin d’amore”, “Elogio del ripetente”, “Vita di vita”. Insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la Penny Wirton, una scuola di insegnamento gratuito dell’italiano agli stranieri.

Scrittori e cattolici: di che si tratta | tutte le interviste

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